ATTENZIONE! SEGUICI SUL NUOVO PORTALE DI LAVORO PA: http://portal.lavoropa.it
MODULO
1
ASPETTI GESTIONALI E QUADRO NORMATIVO
2
IL NUOVO SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE DEL LAVORO
3
LA RETRIBUZIONE VARI
ABILE
1
ASPETTI
GESTIONALI E QUADRO NORMATIVO
La
retribuzione costituisce una leva fondamentale per gestire il personale in
quanto contribuisce in modo sostanziale ad attirare, trattenere e motivare il
personale. In particolare il personale può essere attirato nell’ente da
retribuzioni più elevate rispetto a quelle che già possiede, è trattenuto
nell’ente stesso attraverso la possibilità di sviluppi retributivi (e
ovviamente di carriera) e motivato nella misura in cui la sua retribuzione è
ritenuta equa, ovvero è giudicata congruente con il lavoro svolto da singolo
e nel confronto tra i singoli lavoratori.
Naturalmente
l’atteggiamento dei diversi individui nei confronti della retribuzione è
assolutamente soggettivo ed inoltre il comportamento del lavoratore non è
reattivo alla sola retribuzione ma all’insieme delle condizioni d'impiego di
cui la retribuzione è solo una delle componenti. Non è quindi assolutamente
corretto isolare le scelte e le politiche retributive dagli altri aspetti
della politica del personale (se non per meri motivi di carattere operativo ed
analitico) quali in particolare il lavoro in sé, gli stili di direzione ed i
conseguenti livelli di delega, le relazioni sociali interne, ecc.
OGGI
ò
i
contratti di lavoro hanno aperto, nonostante l’impossibilità formale di
aumentare le retribuzioni oltre il tasso di inflazione programmato,
significativi spazi di manovra della leva retributiva attraverso quattro
interventi;
a)
il rinvio ai contratti decentrati sugli aspetti relativi alla retribuzione
accessoria e ad altre importanti materie;
b)
l’istituzione di fondi per la retribuzione accessoria unici da cui attingere
per i diversi emolumenti;
c)
la definizione di un sistema di classificazione piuttosto flessibile
d)
la possibilità di integrare il fondo per la retribuzione accessoria sia in
percentuali fisse sia in relazione alle esigenze organizzative dell’ente
(per esempio attraverso gli articoli. 15 c.5 e 16 c.1 del CCNL 1/4/99;
l’art. 5 del CCNL 2000/2001).
LA POLITICA RETRIBUTIVA
La politica retributiva può essere
valutata sulla base di tre elementi:
1.
il
livello delle retribuzioni;
2.
la
struttura della retribuzione;
3.
la
dinamica.
IL
LIVELLO DELLE RETRIBUZIONI
Il
livello delle retribuzioni concerne il livello medio delle retribuzioni date
dall’ente rispetto ad altri enti. Attualmente negli enti locali, soprattutto
per la dirigenza, il livello delle retribuzioni comincia ad essere
significativamente differenziato anche all’interno di categorie di enti con
dimensioni omogenee e quindi, in prima ipotesi, è possibile ipotizzare
(stante le funzioni tipiche degli enti locali) che i comuni retribuiscano in
modo differenziato posizioni dirigenziali (o di quadro) sostanzialmente
omogenee.
La
definizione della politica retributiva dell’ente dovrebbe basarsi su una
conoscenza degli stipendi di comparto, vale a dire a partire da una conoscenza
delle retribuzioni effettuate negli altri enti.
LA
STRUTTURA DELLA RETRIBUZIONE
La
struttura retributiva definisce due aspetti:
1.
la struttura del salario;
2.
il livello di differenziazione retributiva tra posizioni o nelle
posizioni che il comune decide di adottare. In altri termini la struttura
retributiva è definita dalla curva retributiva che l’ente decide di
adottare al suo interno.
Per quanto attiene la
struttura del salario questa è suddivisa in trattamento fondamentale e
trattamento accessorio. A sua volta il trattamento fondamentale si compone di
stipendio tabellare, indennità integrativa speciale e retribuzione
individuale d'anzianità. La retribuzione accessoria costituisce invece una
quota di retribuzione con diversi livelli di variabilità.
Per
i dirigenti e per i titolari di particolari posizioni organizzative (articoli
8,9,10 e 11 CCNL 31/3/99) la retribuzione accessoria è data dalla:
1.
retribuzione di posizione, ancorata al valore della posizione
organizzativa occupata dal dirigente opportunamente pesata attraverso
metodologie di valutazione delle posizioni;
2.
retribuzione di risultato, ancorata al raggiungimento di specifici
obiettivi di cadenza annuale.
Il primo emolumento assume un carattere di
variabilità ancorata al ruolo, il secondo ha invece una variabilità più
accentuata in quanto ancorato a specifiche prestazioni annuali.
Per
i non dirigenti il trattamento fondamentale è costituito oltre che dalle voci
già ricordate per i dirigenti anche dalla posizione economica acquisita a
seguito di progressione orizzontale. Lo stipendio accessorio comprende diversi
emolumenti tra i quali lo straordinario, le diverse tipologie d'indennità
prevista dai contratti nazionali (turno, reperibilità, rischio, maneggio
valori, orario notturno, festivo e festivo notturno) e dai contratti
decentrati in relazione allo svolgimento d'attività disagiate che comportano
particolari responsabilità, compensi incentivanti la produttività collettiva
ed individuale, altri compensi accessori stabiliti da disposizioni di legge
volti ad incentivare determinate prestazioni.
ò
Nell’insieme
la struttura retributiva negli enti locali risulta piuttosto articolata e tale
da consentire una discreta differenziazione retributiva, la quale ovviamente
dipende dall’ammontare complessivo delle risorse da destinare alla
retribuzione accessoria e dalle politiche complessive che si sviluppano a
livello di contrattazione decentrata
LA
DIFFERENZIAZIONE DELLA RETRIBUZIONE
e)
differenziazione verticale, vale a dire la differenziazione tra le
diverse posizioni dirigenziali o dei quadri e la differenziazione tra le
diverse categorie;
f)
differenziazione orizzontale, vale a
dire la differenziazione retributiva a parità di mansione in seguito ai
diversi inquadramenti tra posizione economica all’interno delle categorie;
g)
differenziazione
rispetto a posizioni equivalenti all’esterno o all’interno dell’ente.
Tale aspetto assume rilevanza in particolare in quanto contribuisce alla
percezione d'equità e razionalità complessiva del sistema retributivo.
LA
DINAMICA RETRIBUTIVA
La dinamica retributiva
costituisce infine la parte della politica retributiva che definisce le
variazioni salariali nel tempo. Le scadenze contrattuali a livello nazionale
prevedono aumenti retributivi biennali pari al tasso d'inflazione programmato.
A livello decentrato il contratto ha un valore quadriennale con una parte
economica che può essere revisionata anche annualmente laddove si evidenzino
specifiche necessità.
2
IL
NUOVO SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE DEL LAVORO
Attraverso un organico
sistema di classificazione è possibile valutare in modo equo le diverse
prestazioni professionali (e quindi garantire un salario uguale ad un uguale
lavoro) e gestire il mercato interno del lavoro in modo congruente al mercato
esterno, anche in presenza di forte variabilità organizzativa e dei diversi
contenuti del lavoro. In altri termini è il sistema di classificazione che
consente di differenziare le retribuzioni in relazione ad una gerarchia di
ruoli organizzativi e/o in relazione ai contributi da questi erogati in modo
strutturale.
Posto che a monte d'ogni
sistema di retribuzione vi è una valutazione del valore erogato dal
lavoratore, la retribuzione può avvenire sulla base di una valutazione delle
mansioni/posizioni ovvero sulla base delle competenze che un individuo
possiede tra quelle necessarie per svolgere un determinato lavoro. Nella realtà
spesso avviene che si tiene conto di entrambi questi elementi. Ne consegue che
anche i sistemi di classificazione possono essere basati sulla posizione,
ovvero sulle competenze o, infine su entrambi creando così sistemi di
classificazione misti.
ò
Il
sistema d'inquadramento basato sul lavoro/posizione è quello che si attua per
la dirigenza per la quale la struttura retributiva avviene sulla base di un
sistema di valutazione delle posizioni. Il sistema di classificazione basato
esclusivamente sulle competenze non è previsto nel settore pubblico ed
attualmente attuato solo in alcune grandi imprese private.
Il sistema di
classificazione misto è invece quello attualmente previsto nel comparto enti
locali con il CCNL del 31/3/99. Tale sistema classifica il lavoro in quattro
categorie individuate mediate declaratorie costruite in chiave mista indicando
tipologie di lavoro e skill
necessari per assolverlo.
ò
IL SISTEMA DI INQUADRAMENTO SI GESTISCE ATTRAVERSO I
PROFILI PROFESSIONALI
Il sistema di classificazione attuale è quindi misto in quanto:
·
le
declaratorie contrattuali definiscono sia le mansioni che i requisiti
necessari per assolverle;
·
la
progressione orizzontale rappresenta nella sostanza un sistema di retribuzione
basata sulle competenze e non sul job.
PER
CONCLUDERE
Solo un valido sistema di
profili professionali e di sentieri di sviluppo all’interno delle categorie
può permettere di gestire il sistema retributivo fisso e l’evoluzione dello
stesso in coerenza con l’evoluzione delle competenze e delle professioni
LA
RETRIBUZIONE VARIABILE
Con i sistemi di
retribuzione variabile si collega parte della retribuzione ad uno specifico
risultato. Tale forma retributiva serve a rendere maggiormente flessibile una
parte dei costi del personale e a condividere con il lavoratore parte dei
rischi e dei successi dell'attività aziendale.
I sistemi di retribuzione
variabile incentivante variano a seconda del tipo di figura professionale a
cui è ancorato l'incentivo (esecutiva o di direzione) e del livello a cui
sono riferiti i risultati (individuale, di gruppo, aziendale). A seconda del
livello organizzativo a cui si collega l'incentivo si perseguono diversi
obiettivi, in quanto vengono dati agli operatori messaggi differenti.
ò
A livello individuale si
premia lo sforzo e quindi la produttività individuale coerentemente a quelli
che sono i processi produttivi; ciò dà forti stimoli all'impegno dei
singoli, ma non è detto che abbia una significatività elevata per l'azienda,
in quanto non sempre la produttività del singolo genera poi risultati
complessivi positivi.
Con gli incentivi di gruppo
si sensibilizzano gli individui a collaborare tra loro per ottenere un
determinato risultato; la decisione di aumentare la produttività non è più
una decisione individuale ma collettiva, alla quale deve conformarsi l'impegno
individuale. Per l’individuo lo sviluppo di tale integrazione ha una valenza
significativa, ma non elevata. Similmente anche l'azienda le attribuisce una
valenza significativa, anche se non elevata, in quanto risulta correlabile
alle sue performance complessive.
L’evoluzione massima
della logica della condivisione degli obiettivi si realizza con
l’introduzione di sistemi di gain sharing, dove i benefici derivanti dai
risultati aziendali vengono distribuiti tra coloro che hanno contribuito a
produrli. Si ha in questo caso un sistema di incentivi collegato alle
performance complessive dell’azienda.
I
PREMI INDIVIDUALI
IL
COTTIMO
Dal punto di vista tecnico
i premi incentivanti collegati alla prestazione individuale si sviluppano con
il metodo del cottimo, che influenza la capacità di time saving del
lavoratore imprimendo ad esso ed alla macchina che utilizza una maggiore
efficienza produttiva.
Nell’ambito delle
amministrazioni pubbliche le forme di incentivo collegate alle prestazioni
individuali di fatto non sono mai erogate in maniera esplicita sotto forma di
cottimo, in quanto la produzione dei servizi pubblici mal si presta a questa
forma retributiva. Ciononostante esistono alcuni emolumenti che agiscono,
ancorché in modo incongruo e confuso come una sorta di cottimo. Per esempio i
premi erogati alla progettazione in relazione alla legge Merloni pur basandosi
su una logica retributiva di distribuzione di risparmi, spesso finiscono per
attivare forme di incentivo di carattere cottimistico, finalizzare a fare
quanti più progetti possibili.
LA
DIREZIONE PER OBIETTIVI
Sempre
a livello individuale una modalità d'incentivazione basata sui risultati è
data dalla direzione per obiettivi. Questo sistema di incentivazione prevede
l’erogazione a fine periodo di un bonus, nel caso di raggiungimento di
determinati obiettivi definiti, in modo negoziale tra capo e subordinato,
all’inizio del periodo di riferimento.
Le
metodologie di direzione per obiettivi (detto anche MBO management by
objective) sono evidentemente adeguate, come incentivi individuali solo
relativamente alle posizioni di lavoro di elevato livello (dirigenti e quadri)
e sono metodologie di incentivazione solo apparentemente semplici, in realtà
necessitano di complesse condizioni organizzative e manageriali per essere
applicate in modo corretto.
CONDIZIONI
PER LA DIREZIONE PER OBIETTIVI
In
primo luogo l’adozione di un sistema incentivante per obiettivi necessita di
specifiche condizioni organizzative quali (Fontana 1992):
·
consolidati sistemi di programmazione e
controllo, a cui far riferire la d.p.o.. In proposito negli enti è necessario
che sia ben utilizzato il piano esecutivo di gestione che serve da spunto per
individuare gli obiettivi e per la verifica del loro raggiungimento;
·
modelli organizzativi che favoriscano
la responsabilizzazione, vale a dire una definizione delle posizioni
dirigenziale e di quadri che sia struttura in modo tale da minimizzare
elementi di sovrapposizione di responsabilità e interdipendenza funzionale;
·
una cultura aziendale capace di
favorire l’orientamento ai risultati, piuttosto che ai compiti o
all’adempimento;
·
una precedente esperienza di utilizzo
di sistemi di valutazione delle performance, essersi già accinti a valutare
le performance dell’ente e di soggetti consente, infatti di avere un
rapporto con i processi di valutazione più sereno e di meglio comprendere i
vantaggi di una valutazione basata sugli obiettivi.
La
mancanza di questi requisiti non significa ovviamente l’impossibilità
d'applicazione di un sistema di direzione per obiettivi, ma semplicemente la
necessità di porre attenzione ai punti deboli del sistema aziendale ed
applicare il sistema con la dovuta gradualità ed attenzione.
MA
PER
LA APPLICAZIONE DELLA DIREZIONE PER OBIETTIVI BISOGNA
DEFINIRE
GLI OBIETTIVI
In
tema di definizione degli obiettivi i problemi di base riguardano:
a)
le
modalità di loro individuazione
b)
le
caratteristiche degli obiettivi
c)
il
mix di obiettivi
d)
il
livello
e)
la
definizione degli indicatori
a)
Per quanto concerne il primo aspetto occorre ricordare che l’obiettivo deve
essere significativo, vale a dire ancorato alle strategie dell’ente e alla
specifica attività svolta dalla posizione. Ciò significa che l’obiettivo
dovrebbe scaturire dalle aree chiave di risultato della posizione, vale a dire
dalle responsabilità attribuite alle posizioni particolarmente critiche per
la sua prestazione.
b)
Le caratteristiche:
·
Misurabile. L’obiettivo deve essere
misurabile al fine di poterne garantire la verifica della sua realizzazione;
·
Quantitativo. Vale a dire deve potere
essere espresso in termini numerici o, tutt'al più, in termini si/no;
·
Definito nel tempo. Tale aspetto
permette, infatti, una reale controllabilità dell’obiettivo anche quando
non è apparentemente misurabile e quantitativo (per esempio: portare a
termine un progetto entro una determinata scadenza);
·
Specifico e centrato sul risultato.
Vale a dire che deve essere riferito in modo diretto al risultato che intende
raggiungere e non genericamente riferito alle attività che si intende
sviluppare;
·
Individuale. Vale a dire riferito in
modo univoco all’area di risultato della posizione e non riferibile anche ad
altre posizioni;
·
Significativo. Vale a dire correlato ai
risultati fondamentali perseguiti nella posizione, agli indirizzi complessivi
dell’ente e agli obiettivi del piano esecutivo di gestione;
·
Realistico. Vale a dire che
l’obiettivo deve essere complesso ma non impossibile da raggiungere
considerate le risorse disponibili (professionalità, potere, attrezzature,
risorse finanziare, ecc.).
c)
Un aspetto importante nelle direzioni per obiettivi è costituito
dalla definizione del mix di obiettivi, infatti, il ventaglio di obiettivi da
incentivare non esaurisce tutti gli obiettivi che caratterizzano le
responsabilità di una posizione, ma si limitano ad individuare quegli
obiettivi che risultano essere particolarmente critici e rilevanti per
l’organizzazione, tali, appunto, da meritare una specifica incentivazione.
d)
Per quanto attiene il livello degli obiettivi questo costituisce una delle
scelte più critiche del negoziato in quanto è proprio sul livello degli
obiettivi oltre che sulla natura specifica dei medesimi che si può incentrare
il negoziato tra capo e subordinato. Inoltre il livello degli obiettivi ha un
significativo valore motivazionale. Se, infatti, gli obiettivi sono troppo
semplici o troppo complessi il soggetto che deve perseguirli potrebbe essere
poco motivato da fatto che gli obiettivi sono a già a portata di mano ovvero
del tutto irraggiungibili. Sempre in tema di livelli è opportuno che non
s'individui un solo livello di raggiungimento di obiettivo ma stabilirne
almeno tre: soddisfacente, medio, elevato, ai quali possono corrispondere tre
diversi coefficienti d'incentivazione.
E)
Un altro elemento importante per una corretta gestione del sistema di
direzione per obiettivi riguarda la definizione degli indicatori di
performance ancorati all’obiettivo. L’individuazione degli indicatori non
è sempre agevole per quanto concerne le attività tipiche degli enti locali e
necessita inoltre di un minimo di sistema di controllo di gestione.
I PREMI
COLLETTIVI
I
GAIN SHARING
Un’importante
modalità di retribuzione variabile collegata ai risultati di un gruppo è
costituita dai metodi di gain
sharing. Tali metodi si basano su parametri globali come il rapporto tra
costo del lavoro e valore della produzione, oppure il rapporto tra costo del
lavoro e valore aggiunto.
Queste
forme d'incentivi di gruppo essendo piuttosto complesse non sono frequenti, e
sono del tutto assenti nel settore pubblico stante peraltro l’enfasi posta
sui costi.
PREMI
ATTRIBUITI A GRUPPI DI LAVORO
Più frequenti sia nelle
imprese private sia nel settore pubblico sono forme di premio di risultato
collegati a gruppi di lavoro. In proposito possono esserci diverse variazioni
sul tema quali:
a)
premi di risultato collettivi attraverso l’individuazione di standard
di risultato definiti a livello di ente. Questa modalità è molto difficile
da attuare in un ente locale stante la difficoltà di definire indicatori che
possano essere rappresentativi del lavoro complessivo (nelle imprese ciò è
più facile in quanto si possono individuare standard di redditività desunti
dal bilancio o forme di gain sharing), proprio per questo la loro introduzione
rappresenta una sfida culturale d'estrema rilevanza;
b)
premi di risultato collettivi attraverso l’individuazione di standard
di risultato definiti dagli organi direttivi e riferiti a unità organizzative
omogenee, tipicamente individuabili a seconda degli enti in servizi o centri
di costo, ma che in ogni caso è bene siano ancorati al peg. In questo modo il
livello degli standard di produzione (indicatori di quantità o qualità) sono
definiti dal vertice aziendale (per esempio dalla direzione generale e dei
dirigenti di settori) e solo parzialmente negoziati con i soggetti
interessati. Con questa metodologia si pone quindi in via principale il
problema, anche di natura negoziale, di individuare gli indicatori tipici da
utilizzare come standard di produttività (riduzione dei tempi d'erogazione
dei servizi, riduzione arretrati, aumento utenti servizi, ecc.);
c)
premi di risultato collettivi basati su piani di lavoro. Questa
metodologia è da tempo nota agli enti e consiste nel definire piani di
miglioramento dei servizi o della produttività basati su obiettivi
qualitativi o quantitativi. Tipicamente i piani di lavoro o progetti obiettivo
hanno avuto la caratteristica di “nascere dal basso” vale a dire che
costituiscono progetti che sono proposti all’amministrazione dai diversi
servizi in base alle loro esigenze ed ai loro percorsi di miglioramento. In
questo caso il problema da risolvere anche in sede negoziale consiste nella
individuazione delle modalità di verifica e validazione dei diversi piani di
lavoro, i quali partendo da basso sono spesso molto disomogenei tra loro e con
livelli di difficoltà realizzativa molto diversi in termini di miglioramento
della produttività o della qualità dei servizi.
PERCHE’
GLI INCENTIVI SONO DISTRIBUITI A PIOGGIA
Le cause di una distribuzione degli incentivi
scarsamente equa ed ancorata al merito dipende da alcuni tipici errori da
affrontare già in sede negoziale:
a)
definire fondi incentivanti da distribuire tra strutture organizzative
e/o categorie in modo rigido. In questo caso, infatti, è evidente che sarà
il contratto stesso che definisce la distribuzione delle risorse e i sistemi
di valutazione perderanno conseguentemente molta della loro influenza sulla
distribuzione dei premi;
b)
non definire in sede di contrattazione le modalità per individuare un
livello di rischio adeguato, vale a dire le soglie di risultato da premiare.
Ciò è fattibile negoziando a livello contrattuale gli standard o
individuando modalità per selezionare in modo efficace la significatività
degli obiettivi dei piani di lavoro
c)
non definire le modalità di gestione dei tempi necessari a gestire e
consuntivare i risultati, con la conseguenza che spesso si chiedono anticipi
di premio (che ne annullano la rilevanza), oppure non riuscendo ad avere il
tempo per individuare e valutare i risultati si tende a rinunciare alla loro
identificazione;
d)
non si
gestisce la valutazione individuale con la dovuta professionalità creando
situazione di appiattimento o sperequazione. Ciò vale sia per il dirigente
che per l’ufficio del personale. Tale problema non ha tuttavia soluzione
negoziali ma dipende solo dalla maturità organizzativa dell’ente.
L’Art.
5 del CCNL 2000/2001
Il
contratto del biennio economico 2000/2001 degli enti locali prevede la
possibilità, all’articolo 5, di integrare le risorse finanziarie da
destinare al fondo per gli incentivi del personale senza tetti di spesa.
L’art.5
del contratto costituisce la norma di attuazione dell’art.16 del contratto
del 1/4/99, e consente di integrare le risorse finanziarie da destinare al
fondo per il miglioramento dei servizi da parte di quegli enti che abbiano
determinate condizioni e requisiti, integrazione quest’ultima che avviene
senza tetti di spesa.
|
AREE DI VALUTAZIONE E FORME DI INCENTIVAZIONE DEL PERSONALE
|
|
Aree
di valutazione
|
Strumenti di valutazione
|
Forme
di incentivazione
|
|
Valutazione
complessiva dell’ente
|
Indicatori
art.5 co. 2 CCNL
Altri
indicatori complessivi economico –finanziari
Balanced
Scorecard: Valutazione complessiva
|
Premi
di risultato collettivi, gain-sharing
|
|
Valutazione
di risultati a livello di unità organizzative omogenee
|
Valutazione
degli obiettivi di Peg e di strumenti di programmazione
Balanced
scorecard a livello di unità organizzative
|
Premi
di risultato di gruppo
Premi
di risultato individuali
|
|
Valutazione
di obiettivi di gestione a livello di singolo individuo
|
Valutazione
degli obiettivi individuali (DPO individuale)
|
Premi
di risultato individuale
|
|
Valutazione
dei comportamenti organizzativi individuali
|
Sistema
di valutazione del personale
|
Premi
di risultato individuale, progressioni economiche
|
|
Valutazione
delle competenze individuali
|
Sistema
di valutazione delle competenze
|
Progressioni
economiche orizzontali e verticali
|
Se si creeranno le condizioni affinché si possa liberare risorse del
personale si potrà poi costruire un sistema di incentivazione del personale
che si sviluppi secondo molteplici dimensioni.
Potremo
così avere una parte di premio sotto forma di premi di risultato
collettivi, collegati al miglioramento degli indicatori di bilancio e alla
valutazione dell’ente (valutazione di balanced scorecard); premi di
risultato di gruppo e/o individuali collegati al raggiungimento degli
obiettivi di Peg e di tutti gli obiettivi di gestione; premi di retribuzione
individuale collegati alla valutazione dei comportamenti organizzativi e a
risultati specifici di ciascun dipendente; infine forme di progressione e
carriera collegate alla crescita professionale degli individui e basati
sulla valutazione delle competenze detenute.
PER
CONCLUDERE
Per quanto attiene infine
alle risorse da destinare alla produttività ed al miglioramento dei servizi
è evidente che dal punto di vista dell’amministrazione queste risorse sono
di gran lunga le più importanti in quanto rappresentano la leva più
flessibile di gestione del personale (ancorché negli anni si tenda a
consolidare anche l’incentivo erogato ai dipendenti) ed in quanto avendo un
ancoraggio diretto coi risultati dell’amministrazione risulta essere di
maggiore interesse sia per l’azienda (che raggiunge i suoi obiettivi) che
per il dipendente (che ha un feedback circa la sua prestazione). In questo
senso bisognerebbe massimizzare l’entità di risorse destinate a tale voce
riservandone ad essa la maggiore parte del salario accessorio complessivo.
|