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Un campione totale di 919 interviste, un
target di indagine di lavoratori full-time con rapporto di lavoro subordinato,
di qualsiasi settore, attraverso un questionario contenente 8 domande
chiuse oltre quelle di classificazione: sono questi i presupposti dell'indagine
condotta da TNS Abacus e
Newton Management Innovation per capire il commitment
del dipendente rispetto alla propria azienda e alla tipologia di lavoro
svolta.
Come precedente di riferimento e di confronto
internazionale, il Global Employee Commitment
report: nel 2002
il Gruppo TNS ha svolto lo stesso tipo di ricerca a margine più
ampio, coinvolgendo ben 33 Paesi di tutto il Mondo e realizzando 19.840
interviste in modo da confrontare realtà e scenari occupazionali
diversi, dall'America all'Asia, passando attraverso l'Europa e il Continente
Africano
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fonte:
Global Employee Commitment Report 2002 |
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L'elemento di grande novità che caratterizza
questa ricerca riguarda l'approccio di studio: l'analisi dei dati viene
fatta in base a quello che il Gruppo definisce il "commitment",
uno strumento di valutazione della soddisfazione del dipendente che non
valuta la semplice soddisfazione dal punto di vista del lavoro svolto,
ma anche il grado di attaccamento all'azienda. Il "commitment",
infatti, tiene conto della capacità dell'ente/azienda di coinvolgere
i lavoratori nonché dell'attrazione esercitata da altre iniziative.
Schematicamente si possono visualizzare
quattro possibili scenari: attaccamento alto e medio alto, che profilano
i dipendenti "committed"; attaccamento medio basso e
basso, che profilano i dipendenti "uncommitted".
Più in dettaglio emergono quattro
differenti tipologie di dipendente:
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Ambasciatori
= sono perfettamente integrati nell'azienda e in armonia con il proprio
lavoro |
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Opportunisti
= usano l'azienda come sviluppo della loro carriera |
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Dissidenti
= non sono soddisfatti e diffondono malcontento all'interno dell'azienda |
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Martiri = non amano il proprio lavoro, ma nonostante questo
continuano a rimanere fedeli all'azienda |
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qualche
dato di sintesi
Il dato rilevante è che il numero
degli "ambasciatori", cioè di coloro che trovano un giusto
equilibrio tra azienda e lavoro e che sono perfettamente inseriti nel
contesto lavorativo scelto è nella media mondiale (43% degli intervistati).
Il discrimine in Italia, rispetto a quanto rilevato in altri Paesi, è
dato dalla percentuale assolutamente sensibile (26%) di "opportunisti",
cioè di quelli che si servono dell'azienda per uno sviluppo lavorativo
più personale. La cosa interessante è che questa percentuale
rileva soprattutto nel lavoro pubblico (le scuole innanzitutto): in via
generale si potrebbe trarre l'idea di un impiegato pubblico non soddisfatto
del proprio contesto lavorativo e alla ricerca di altri ambienti in cui
realizzare la propria professionalità.
Ma andiamo un po'più in dettaglio.
I legami più forti con il contesto aziendale sembra rilevarsi nei
settori dell'industria, dell'agricoltura e delle costruzioni; abbondano,
invece, gli opportunisti nelle società di servizio, specie quelle
ad alta tecnologia e valore aggiunto. I dissidenti, invece, sembrano stanziare
di più nei settori del commercio, turismo e trasporto.
Altra connotazione specificamente italiana:
sono le grandi multinazionali e le piccole aziende (meno di 50 dipendenti)
ad mantenere la percentuale più rilevante di fedelissimi, all'azienda
e al lavoro e, per riscontro, la percentuale meno sensibile di "opportunisti".
La conclusione che se ne ricava è che il dipendente medio italiano
trova nella multinazionale un punto di arrivo soddisfacente per le proprie
ambizioni professionali e, in genere, un contesto in cui organizzazione
del lavoro e valorizzazione del personale sono ben disciplinati e strutturati.
Ciò non toglie, e il dato lo rivela, che, da un altro punto di
vista, anche la piccola azienda può rappresentare un contesto ideale
di lavoro dove facilmente si ritaglia un proprio ruolo e una dimensione
ad hoc.
Mentre il dato geografico mostra una distribuzione piuttosto omogenea
dei quattro tipi, forti sono le differenze in relazione all'età:
una forte percentuale di opportunisti è presente nelle fasce di
età medio-alte. In chiave sociologica questo potrebbe essere letto
come un sintomo di grande rigidità del lavoro in Italia: il fatto
che molti non riescano a cambiare il proprio lavoro può portare
ad un irrigidimento della loro posizione rispetto all'azienda.
Ultima variabile presa in considerazione,
e che in definitiva sembra essere la più influente, è il
titolo di studio. Si è visto come livelli basi di titolo di studio
inducano a forti attaccamenti all'azienda mentre mano a mano che cresce
il livello di istruzione cresce il numero dei dissidenti e soprattutto
degli opportunisti. In definitiva la conoscenza induce ad una forte percezione
del sé e delle proprie possibilità e spinge, quindi, verso
la continua ricerca della realizzazione personale.
approfondimenti:
Global Employee Commitment
report - presentazione ppt
Capitale
umano e competitività - summary
pdf
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