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NEL
COMUNE DI VITTORIO
VENETO
FRA IL 1999 E IL 2003
prof.
Mauro Salvato
Docente
di Analisi
delle Politiche Pubbliche
- Università
di Padova
Il
presente rapporto rileva i cambiamenti organizzativi intervenuti nel
Comune di Vittorio Veneto a quattro anni e mezzo dalla precedente analisi
organizzativa, svolta all’inizio del mandato amministrativo.
Esso è il frutto di una serie di interviste effettuate con tutti i
responsabili tecnico-amministrativi – dirigenti, posizioni
organizzative, funzionari responsabili di unità operativa – del
Comune di Vittorio Veneto, nel gennaio 2004.
Con questo rapporto si intende anche riportare all’Amministrazione e al
Nucleo di valutazione un feed-back sullo stato della struttura e sulle
percezioni dei responsabili riguardo ai cambiamenti intervenuti e al loro
grado di soddisfazione professionale.
Si ringraziano tutti gli intervistati per la collaborazione e il Direttore
Generale per la puntuale organizzazione delle interviste.
la logica
organizzativa
Inizialmente la struttura
organizzativa era ingessata da molti anni, ogni cambiamento veniva visto
come una minaccia a posizioni acquisite, quindi osteggiato e rallentato.
Nel
frattempo, però, erano cambiate le regole del rapporto fra politica e
struttura amministrativa, a seguito della legislazione di riforma[1] degli
anni ’90. I vincoli normativi al cambiamento organizzativo negli locali
sono quasi del tutto venuti meno, nel senso che al Sindaco e alla Giunta
sono stati affidati poteri discrezionali di gestione dell’organizzazione
e del personale[2], che l’Amministrazione del Comune di Vittorio Veneto,
dal 1999 al 2004, ha usato nella logica della massima flessibilità
organizzativa.
E’
stato attenuato il ruolo delle tradizionali gerarchie e valorizzata la
posizione di chi, avendone le competenze, si impegnava a perseguire gli
obiettivi dall’Amministrazione.
E’
stato favorito il processo di responsabilizzazione dei funzionari, che in
alcuni casi sono stati incaricati di posizioni organizzative ed anche
dirigenziali, con un ruolo di gestione dei processi in vista del
raggiungimento degli obiettivi assegnati.
Oggi,
fra i dirigenti e le posizioni organizzative, l’orientamento al
risultato prevale sulla logica dell’adempimento burocratico. D’altro
canto fra i funzionari tende a prevalere l’orientamento a garantire la
continuità istituzionale dei servizi, in base ad una concezione etica
della responsabilità del funzionario pubblico. Le nicchie poste al riparo
delle sollecitazioni dell’Amministrazione si sono drasticamente ridotte,
anche perché la riduzione delle risorse e del personale a disposizione
non lasciano molto spazio a comportamenti di difesa burocratica del
proprio ruolo.
Inizialmente
questo processo di cambiamento ha comportato la destrutturazione della
logica precedente, passaggio che da molti è stato vissuto
traumaticamente. Numerosi responsabili, a vari livelli, se ne sono andati
di propria iniziativa.
L’azione
di rottura iniziale è stata posta in atto dal precedente Direttore
Generale, che viene da molti criticato perché ha imposto il cambiamento
dall’alto, senza ricercare il consenso dei dipendenti. Va detto che, in
una certa misura, ogni azione di rottura richiede un’imposizione, che
quasi sempre divide la platea in favorevoli e contrari e che talora alla
fine trova un capro espiatorio.
Quasi
tutti gli intervistati, comunque, fanno rilevare che i limiti del
precedente Direttore erano la non conoscenza del contesto e delle persone
(veniva da fuori), lo stile autoritario nella gestione delle relazioni, la
scarsa attenzione alle esigenze degli assessori e dei consiglieri.
La
prima fase, sotto il profilo organizzativo, si conclude a metà mandato
con l’uscita di scena del precedente Direttore, alla fine del 2001.
La
seconda fase si apre con la nomina del nuovo Direttore Generale,
proveniente dall’interno della struttura e con caratteristiche pressoché
opposte al precedente: profonda conoscenza dell’ambiente interno e delle
persone, stile decisionale basato sul coinvolgimento e sul consenso,
capacità di mediazione fra gli amministratori e la struttura.
In
questa fase vengono mantenuti e declinati in positivo, tutta una serie di
indirizzi gestionali posti in atto già nella fase precedente, dando
un’idea di continuità sostanziale, pur nella profonda diversità dello
stile direzionale.
Un
esempio per tutti è la mobilità interna, che nella seconda fase viene
accentuata, ma cambiando di segno, nel senso che non viene più percepita
come un’imposizione o peggio una punizione, ma come un’opportunità di
sviluppo professionale e di progressione economica, in quanto viene
concordata preliminarmente con gli interessati. Questo è uno dei più
grossi risultati conseguiti dal nuovo Direttore Generale, sul piano del
cambiamento della cultura organizzativa interna.
Un
altro fatto rilevante di questa seconda fase è la disgiunzione del ruolo
di Segretario Generale, da quello di Direttore Generale[3], che prima
venivano ricoperti dalla stessa persona. Questo ha comportato, da un lato,
la necessità di differenziare i ruoli, dall’altro, un maggiore onere
economico per il Comune. Sulla differenziazione dei ruoli i pareri degli
intervistati sono contrastanti: da un lato, vi è chi sostiene che essi
dovrebbero coincidere nella stessa persona, perché avere un unico
interlocutore e semplificare delle relazioni; dall’altro vi è chi
ritiene che lo sdoppiamento dei ruoli abbia giovato al Comune, in quanto
quello del Direttore è un ruolo di impulso organizzativo e gestionale
rivolto principalmente verso la struttura, quello del segretario è un
ruolo di assistenza e consulenza giuridico-amministrativa rivolto
soprattutto agli Organi del Comune. Al di là delle distinzioni formali, a
mio avviso, considerata anche la diversità delle due persone per
competenze ed attitudini, nel caso specifico, appare più vantaggiosa la
soluzione dello sdoppiamento.
Questo
è dovuto in larga parte al dinamismo del Segretario Generale, orientato
al perseguimento degli obiettivi, alla soluzione dei problemi e alla
motivazione dei collaboratori, che hanno indotto l’Amministrazione ad
affidargli alcuni ambiti di responsabilità dirigenziale (progetti
urbanistici, unità Ambiente, unità Tributi) che esulano dalla stretta
competenza istituzionale del Segretario generale, saturando in questo modo
l’utilizzo della risorsa, anche sotto il profilo economico.
In
conclusione, nel Comune di Vittorio Veneto è cambiata la logica di
gestione organizzativa, non solo la struttura organizzativa. Infatti se
dovessimo ricostruire la struttura, passo per passo, ci dovremmo limitare
a delle istantanee, che fotografano i moltissimi aggiustamenti che essa ha
subito, in relazione alle valutazioni fatte caso per caso, al di là della
coerenza formale dell’impianto strutturale, che comunque non ha subito
variazioni di rilievo.
la
gestione del personale
Nel luglio del 1999 il personale in
servizio nel Comune era di 233 unità, nel dicembre del 2003 il personale
in servizio era di 189 unità più 10 assunti a termine (il cui numero è
variabile nel corso dell’anno, a seconda delle esigenze), con una riduzione
di 34 unità. La dotazione organica era di 253 unità, oggi è di 210,
con una differenza di 43 unità.
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personale
del Comune di Vittorio Veneto
: |
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|
Luglio
1999
|
Dicembre
2003
|
Differenza
|
|
Personale
in servizio
|
233
|
189
+ 10
|
-
34
|
|
Dotazione
organica
|
253
|
210
|
-
43
|
|
|
|
La
diminuzione di personale è stata ottenuta essenzialmente
a seguito di tre fattori: le esternalizzazioni (8) e il
parziale rimpiazzo del turn-over per quiescenza e mobilità.
A
fronte della diminuzione di personale (input) tutti i
responsabili intervistati rilevano un aumento
dell’attività svolta e dei servizi erogati, cioè del
prodotto (output). Il risultato è un netto aumento della
produttività e dell’efficienza della struttura
comunale.
Le
posizioni di responsabilità nel 1999 erano 24[1] di cui 5
dirigenti[2], alla fine del 2003 sono 25, di cui 6
dirigenti[3], 4 posizioni organizzative[4] e il Direttore
Generale. Le posizioni di responsabilità quindi hanno
avuto un lieve incremento numerico e un incremento
economico percentualmente un po’ superiore, ma comunque
contenuto perché si tratta di mobilità interne di
funzionari che rappresentavano già un costo, anche se
minore.
La
mobilità dei responsabili tecnico-amministrativi[5] è
stata molto elevata: 16 su 24 hanno cambiato posizione
(64%), 8 sono usciti (33%).
portale integrato di più
portali tematici (per la realizzazione del progetto c'è
una gara in corso). |
|
| |
mobilità
dei responsabili tecnico-amministrativi |
|
Responsabili
che hanno cambiato posizione, con ampliamento della sfera
di responsabilità
|
12
|
|
Responsabili
che hanno cambiato posizione, con mobilità fra posizioni
equivalenti
|
3
|
|
Responsabili
che hanno cambiato posizione, con una diminuzione di
responsabilità
|
1
|
|
Responsabili
che hanno mantenuto la posizione iniziale
|
9
|
|
TOTALE
|
25
|
|
Responsabili usciti dal Comune (mobilità esterna)
|
8
|
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|
Sono
state create notevoli opportunità di sviluppo per il personale:
circa il 50% ha visto un ampliamento significativo della propria
sfera di responsabilità, quasi tutti hanno avuto un miglioramento
della posizione retributiva.
Si
sono aperti spazi di sviluppo per giovani funzionari laureati che
non devono più attendere di diventare vecchi per fare carriera,
per i professionals che hanno trovato opportunità di
sviluppo professionale all’interno dell’Amministrazione
pubblica (ingeneri, architetti, avvocato, giornalista). Si sta
delineando una nuova figura di project manager pubblico che
segue progetti trasversali, cercando di superare la difficoltà di
comunicazione fra le aree e le unità, che in una certa misura
ancora permane.
Questo
ha accelerato il rinnovamento generazionale del quadro dirigente
tecnico-amministrativo del Comune. L’età media dei responsabili
di servizio e di unità è bassa (43), il livello
professionalizzazione è elevato.
|
| |
età
dei responsabili tecnico-amministrativi |
|
30-34
anni
|
4
|
|
35-39
anni
|
5
|
|
40-44
anni
|
6
|
|
45-49
anni
|
3
|
|
50
anni e oltre
|
7
|
|
età media 43 anni
|
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titolo
di studio dei responsabili tecnico-amministrativi
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residenza
dei responsabili tecnico-amministrativi |
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Residenti
a Vittorio Veneto e nei Comuni limitrofi
|
24
|
|
Residenti
in altri Comuni
|
1
|
|
| La
soddisfazione per il lavoro è elevata sul piano professionale,
non sempre su quello economico, nel senso che talora non si
comprende perché dei colleghi di professionalità analoga e con
un grado di responsabilità simile debbano percepire retribuzioni
molto più elevate (va detto che questo è anche conseguenza dei
vincoli contrattuali e finanziari). Alcuni responsabili lamentano
anche scarsi riconoscimenti simbolici per il lavoro svolto da
parte di alcuni amministratori, elemento che consentirebbe di
aumentare la soddisfazione e la motivazione del personale.
In
questa situazione bisogna fare attenzione a non farsi scappare i
migliori, perché le offerte nei Comuni limitrofi non mancano,
infatti nella prima fase alcuni se ne sono andati perché hanno
trovato delle opportunità migliori.
Per
far questo bisogna avere un’organizzazione sempre più dinamica
e professionalmente all’avanguardia, che sappia offrire risposte
alle esigenze di sviluppo dei più giovani e qualificati. A questo
scopo sarebbe utile cominciare a programmare per ciascun
dipendente un percorso di sviluppo professionale, valutandone le
competenze, le potenzialità, le aspirazioni e favorendo una
molteplicità di esperienze professionali all’interno
dell’organizzazione comunale.
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il
rapporto fra l’amministrazione e la struttura
Da una situazione iniziale di diffidenza
reciproca, frequente in genere fra i nuovi amministratori e la struttura
preesistente, ma giustificata anche dalla rigidità e dalla lentezza della
stessa, si è passati, dopo la rottura iniziale, ad un rapporto basato
sulla conoscenza e generalmente sulla fiducia reciproca.
Il
limite che viene rilevato da molti intervistati è la mancanza di
programmazione. La logica dell’urgenza in modo permanente ha
caratterizzato l’azione amministrativa, all’inizio perché la
struttura era poco reattiva e alla fine per l’imminenza della scadenza
elettorale. Questo ha prodotto un certo dispendio di energie e un certo
stress, soprattutto nei punti della struttura più sollecitati. Da parte
di molti si avverte l’esigenza di allungare la prospettiva, e di
consolidare le innovazioni di questi anni.
La
quasi totalità degli intervistati, comunque, rileva che in questi anni
sono stati realizzati molti più interventi di quanti ne siano stati fatti
in precedenza, e ritiene che questi amministratori siano sicuramente più
dinamici dei precedenti, capaci di assumere decisioni e di perseguirle con
tenacia, riaffermando il ruolo di indirizzo della politica.
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