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Indagine TNS - lavoro pa
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Un’agenda
per migliorare le relazioni nel lavoro pubblico: nuove proposte
per la gestione del personale e la contrattazione integrativa |
a
cura di Mauro Bonaretti* e Paolo Testa ** - Cantieri
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la
consapevolezza del valore sociale
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nel
lavoro pubblico
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I
processi di cambiamento avvenuti sul piano economico e sociale hanno
modificato in modo evidente lo scenario di riferimento in cui operano le
pubbliche amministrazioni, facendo nascere nuovi bisogni sia a livello di
sistema sia per le singole categorie di cittadini.
Questi
mutamenti portano ad un ripensamento profondo all’interno delle
amministrazioni, non più esclusivamente nel segno del miglioramento
gestionale, della semplificazione dei processi e della qualità dei
servizi, ma soprattutto nella capacità di governare un sistema complesso
di risorse territoriali e di relazioni su più livelli e di
negoziare, con i diversi attori sociali, le condizioni che permettono di
assicurare un armonico sviluppo e la tutela degli interessi generali.
L’esigenza di una maggiore focalizzazione dell’attività istituzionale
sul governo dei processi di mutamento sociale non significa un minore
spazio di azione per le amministrazioni pubbliche, come era stato da
alcuni prospettato, ma al contrario una maggiore domanda di un ruolo forte
per le istituzioni[1].
Questi
presupposti di riorientamento delle strategie nelle amministrazioni
determinano ricadute importanti sul piano delle politiche di gestione
delle risorse umane. Istituzioni forti con la capacità di orientare e
negoziare le politiche di sviluppo e coesione richiedono concretamente la
presenza di persone che al di là della capacità e dei saperi necessari,
posseggano alcune qualità fondamentali: i valori propri del servizio
pubblico, il riconoscersi nei principi dell’interesse generale,
l’etica pubblica. E’ infatti solo l’assunzione di un comportamento
consapevole, responsabile e indipendente da parte dei funzionari pubblici
che può consentire alle amministrazioni di svolgere una funzione efficace
di guida e di governo dei complessi mutamenti sociali in corso. Per le
persone che operano nelle amministrazioni è una sfida importante che
richiede un superamento di quelle condizioni storiche che, sedimentate nel
tempo, sono in parte ancora percepibili.
La
strada scelta per sviluppare i processi di cambiamento nel lavoro
pubblico, negli ultimi dieci anni, è stata quella di avvicinare il lavoro
pubblico a quello privato, sia sotto il profilo delle regole del rapporto
di lavoro, sia sotto l’aspetto dei meccanismi organizzativi di
regolazione del mercato del lavoro, nel tentativo di attivare alcune
dinamiche in precedenza bloccate. In particolare sotto questo secondo
aspetto la politica di gestione del personale sulla quale maggiormente si
è concentrata l’attenzione è stata quella retributiva: sono state
introdotte forme di differenziazione delle posizioni di lavoro, forme di
variabilità salariale legate al merito e alle prestazioni, opportunità
di sviluppo professionale connesse all’accrescimento del sistema di
competenze e non solo alla scalata verticale della gerarchia
organizzativa. Questi primi tentativi hanno mostrato luci ed ombre, sia
perché hanno inciso solo parzialmente sulla differenziazione retributiva
e di conseguenza sul miglioramento dell’efficienza e della qualità dei
servizi; sia perché non hanno contribuito in misura determinante a
risolvere i principali fattori che i lavoratori stessi indicano come
critici. La scelta di orientare la relazione di impiego verso forme di
scambio tra retribuzione e prestazione non sempre si è rivelata
sufficiente e coerente rispetto all’obiettivo di accrescere il senso di
appartenenza e l’orientamento ai valori del servizio pubblico. Questa
maggiore consapevolezza del valore sociale del lavoro pubblico diviene
invece una condizione centrale per rafforzare le istituzioni, che si
devono oggi confrontare con una fase di articolazione sociale estremamente
più complessa.
Le
amministrazioni sono quindi chiamate a migliorare la qualità del lavoro,
a fornire nuove opportunità di sviluppo professionale ai propri
dipendenti, a investire su relazioni interne più salde e capaci di
produrre significati e valori condivisi. E sono chiamate a farlo
innanzitutto favorendo la realizzazione di una più solida “cittadinanza
organizzativa”, vale a dire riconoscere e far riconoscere gli individui
all’interno di un sistema di valori e di regole espliciti e condivisi
che ne rafforzino la motivazione al lavoro e il senso di appartenenza alle
istituzioni.
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La
qualità della vita lavorativa, l’attenzione a favorire le condizioni
per un ambiente stimolante, capace di rispondere alle esigenze dei
lavoratori, di offrire adeguati spazi di autonomia e riconoscimento,
divengono nella prospettiva sopra indicata fattori fondamentali per
assicurare motivazione al lavoro e creare un senso di appartenenza.
Una
recente ricerca[1] ci permette di mettere in evidenza e di riflettere su
quali sono le aree di maggiore debolezza ancora presenti in molte
amministrazioni. Questi ambiti di criticità vengono segnalati dai
lavoratori come questioni di effettiva sofferenza, che sembrano
rappresentare fattori inabilitanti allo sviluppo della motivazione e del
senso di appartenenza e del riconoscimento nei valori del servizio
pubblico.
Gli
aspetti più critici, che si rilevano in numerose amministrazioni seppure
con gradi di intensità differenti, sono:
La personalizzazione e la giustizia organizzativa. Sotto il profilo
organizzativo, non esiste una nozione unitaria di lavoro nella pubblica
amministrazione. Esistono piuttosto contributi professionali molto
differenti, realizzati presso amministrazioni pubbliche molto diverse tra
loro e il personale che svolge questi compiti a sua volta presenta
caratteristiche socio-professionali e attese profondamente diverse verso
il lavoro. Un particolare aspetto di criticità, legato fortemente alla
maggiore domanda di personalizzazione, è rappresentato dalla difficoltà
a vedere valorizzate le specificità dei singoli individui, sia rispetto
alle responsabilità assunte e alle prestazioni effettivamente rese, sia
rispetto al potenziale in loro possesso. Sembra ancora carente la
effettiva capacità delle amministrazioni di definire sistemi in grado di
rendere chiara e trasparente, a tutti i livelli dell’organizzazione, il
contratto psicologico e la relazione che rende coerenti la responsabilità
e la qualità delle prestazioni dei singoli individui ai sistemi di
retribuzione e di carriera.
La partecipazione dei singoli individui. Sempre connessa alla domanda di
personalizzazione e di valorizzazione individuale, emerge dai lavoratori
la richiesta di essere più coinvolti nelle decisioni e valorizzati per le
loro potenzialità. Le amministrazioni sembrano non sempre all’altezza
di ascoltare i lavoratori sia nei loro bisogni sia nei loro suggerimenti,
di informarli rispetto alle politiche messe in atto, di valorizzare i
contributi professionali disponibili, di fare partecipare ai processi
decisionali che sembrano escludere il contributo di numerosi soggetti che,
per questo, si sentono di non esprimere al meglio il proprio talento. Si
evidenzia cioè, rispetto a diversi livelli, una forte domanda di
partecipazione a cui le organizzazioni non sono in grado di dare risposte
concrete.
La costruzione dell’identità professionale e del senso di appartenenza.
In questo quadro si colloca la difficoltà a costruire una identità
professionale dei lavoratori coerente e una relazione di attaccamento
solida con la propria organizzazione. Con maggior frequenza per le figure
con un forte contenuto professionale (insegnanti, medici, tecnici,
operatori del sociale, ecc.), appare la tendenza a ricercare la propria
identità nel rispetto del corpus disciplinare che ha caratterizzato il
proprio percorso di studi o nel valore sociale del proprio lavoro.
Dall’atra parte le figure più tipicamente amministrative, che non
possono contare su un così forte riferimento professionale, appaiono più
in difficoltà e trovano spesso il senso del proprio lavoro nel rispetto
delle procedure stabilite. La relazione con l’organizzazione appare
quindi debole e, in aggiunta a questo, l’immagine negativa che i
cittadini e i media percepiscono e diffondono delle amministrazioni
pubbliche contribuisce a rafforzare nei lavoratori questo senso di
estraniamento. In questo quadro, prospettare mutamenti organizzativi trova
un terreno fragile su cui agire: sono bassi i livelli di fiducia, mentre
sono elevati i rischi di attivare ansie e timori di mettere in gioco non
solo una routine lavorativa, ma la radice stessa della propria identità
professionale.
La correlazione tra motivazione del
personale e propensione al cambiamento dell’amministrazione.
Nelle organizzazioni più aperte al cambiamento, è più frequente
riscontrare che la qualità della vita dei lavoratori è più elevata
rispetto alle organizzazioni più stabili e che meno hanno investito per
fruire delle opportunità di riforma proposte dal quadro normativo. Non è
sempre possibile stabilire quali sono i reali meccanismi di influenza
reciproca tra i due fattori, se la propensione all’innovazione, con il
suo carico di tensione e di sfide, determina maggior benessere
organizzativo o, viceversa, se solo laddove esistono condizioni di
motivazione diffusa è possibile adottare programmi significativi di
cambiamento. Ciò che appare comunque piuttosto chiaro è che queste due
dimensioni sono associate tra loro.
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| Come
migliorare il senso di appartenenza e la motivazione: |
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priorità
e strumenti |
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Osservate
brevemente le aree critiche che si incontrano con maggiore frequenza
all’interno delle amministrazioni, procediamo ora nel tentativo di
individuare gli aspetti chiave su cui le organizzazioni pubbliche possono
agire per favorire lo sviluppo delle motivazioni e il senso di
appartenenza dei lavoratori[1].
Coinvolgere i lavoratori nelle sfide dell’amministrazione.
Un
primo elemento che viene rilevato in molte esperienze è che lo sviluppo
delle motivazioni può essere favorito dalla consapevolezza della
rilevanza del proprio lavoro e di quella della propria organizzazione:
sentirsi parte di organizzazioni che contribuiscono a migliorare la vita
dei cittadini, a favorire lo sviluppo di comunità, a tutelare
l’interesse collettivo può certamente essere un elemento di motivazione
e appartenenza soprattutto in una fase come quella attuale di forti
cambiamenti sul piano dei bisogni sociali. Tutte le esperienze più note
in cui la relazione tra organizzazione e individui si è costruita intorno
a valori condivisi (a partire dalle esperienze italiane di maggiore
significato anche nel settore privato, quale ad esempio quella di Adriano
Olivetti) nascono dalla condivisione delle strategie. In definitiva è
all’esterno delle organizzazioni, nella missione di assicurare sviluppo
e coesione sociale, che vanno individuate le ragioni della motivazione e
dell’orgoglio professionale. Esplicitare, rendere visibile tali sfide,
coinvolgere i lavoratori nel perseguimento dei risultati e riconoscere il
loro contributo in questo senso è una prima fondamentale risorsa da
attivare.
Ripensare il ruolo della leadership
Per
coinvolgere i lavoratori nelle strategie delle amministrazioni è
necessario ripensare al ruolo della leadership. Nella costruzione di un
orientamento dei lavoratori proiettato verso l’esterno dei confini
organizzativi, un elemento che viene posto in particolare evidenza è il
ruolo dei leader. Ai leader viene richiesto di essere punti di
riferimento per i collaboratori; di essere in maggiore misura parte attiva
nella risoluzione delle problematiche che vengono affrontate dalle unità
organizzative che a loro si riferiscono; di delineare ed esplicitare in
modo chiaro e condiviso la missione della propria unità organizzativa; di
costruire insieme ai propri collaboratori le priorità e le alternative
dell’azione amministrativa da realizzare.
La
funzione dei leader emerge in particolare come fondamentale rispetto a tre
dimensioni specifiche:
- Influenzare i
comportamenti, i valori e le visioni delle persone che operano nelle
organizzazioni.
È
necessaria la presenza di leader capaci di influenzare l’orientamento e
lo sviluppo dei collaboratori, coinvolgendoli rispetto alle scelte e alle
sfide dell’amministrazione piuttosto che di tradizionali manager che
interpretano il proprio ruolo attraverso complicate e distanti procedure
di comando e controllo.
- Sostenere i processi di
cambiamento
I
processi di cambiamento per essere attuati richiedono di essere sostenuti
con un forte ruolo dei leader, che debbono investire su questi processi,
mostrare un interesse concreto, farsi carico delle problematiche che
questi processi incontrano e spendere la propria autorità e carisma per
risolverle.
- Essere al centro dei
processi di cambiamento
Per
assicurare il successo delle iniziative, non è sufficiente il
sostegno formale del dirigente, ma i leader debbono “sporcarsi le
mani”, farsi coinvolgere in prima persona, essere al centro di un
sistema di relazioni che deve prevedere anche la condivisione dei
problemi, la presenza fisica nei luoghi dove il cambiamento avviene.
Progettare organizzazioni che assicurino spazio all’iniziativa
La
motivazione e l’assunzione della responsabilità da parte dei lavoratori
richiede che le politiche di progettazione organizzativa assicurino
adeguati margini per il loro effettivo esercizio. La presenza di ruoli
prescritti in modo rigido, con compiti esecutivi rigidamente definiti e
margini di autonomia ridotti sembra poco coerente con la richiesta di una
responsabilizzazione dei lavoratori in termini di iniziativa individuale.
La tendenza osservata, nelle amministrazioni che si stanno muovendo sulla
strada del miglioramento della qualità della vita nei luoghi di lavoro,
è quella di ridurre i livelli gerarchici; di distinguere tra le
responsabilità di direzione e le competenze di tipo specialistico di
aumentare la flessibilità operativa e la responsabilizzazione individuale
attraverso una definizione dei ruoli che preveda compiti meno prescritti e
più ricchi di contenuto ad elevato valore professionale.
Ascoltare i lavoratori e valorizzare le loro competenze
L’analisi
delle esperienze mostra che per dare risposte concrete all’esigenza di
costruire migliori relazioni tra i lavoratori e l’organizzazione,
occorre prestare particolare attenzione ad alcune variabili strategiche:
È
di primaria importanza l’utilizzo di strumenti di ascolto e
coinvolgimento adatti a mettere in luce le reali esigenze dei singoli
lavoratori e a fornire momenti concreti di partecipazione. La numerosità
delle categorie professionali, la complessità dei livelli e delle
qualifiche portano a dover differenziare in modo attento le politiche di
ascolto, calibrando gli strumenti a seconda delle necessità e senza
tralasciare anche quelli considerati più tradizionali, ma che raramente
vengono utilizzati in quest’ottica, quali riunioni e incontri informali.
- La condivisione delle
competenze
Garantire
la partecipazione dei lavoratori significa non solamente assicurare
maggiori spazi di decisione, ma anche offrire nuove opportunità per
valorizzare i talenti degli individui: occasioni quali la formazione
progettata e realizzata da docenti interni e rivolta ai propri colleghi,
lo scambio di esperienze tra amministrazioni, la diffusione dei saperi
all’interno di gruppi strutturati, consentono ai singoli di esprimere
competenze che spesso non vengono valorizzate dai compiti svolti
abitualmente.
La
strategia dell’ascolto e della valorizzazione delle competenze si compie
spesso favorendo forme di partecipazione organizzativa, tramite la
costituzione di gruppi di lavoro con obiettivi specifici di miglioramento.
La costituzione di gruppi di lavoro intorno a problemi complessi permette
di ottenere soluzioni articolate, di favorire i rapporti intersettoriali e
mette in collegamento unità organizzative che abitualmente non dialogano,
sia perché consente di regolare le interdipendenze all’interno dei
processi organizzativi, sia soprattutto perché favorisce la creazione di
relazioni e legami personali che consentono di sviluppare meccanismi di
fiducia fondamentali per favorire lo scambio di informazioni e
l’integrazione.
La
domanda di essere coinvolti e informati rispetto ai processi di lavoro e
alle iniziative in corso trova una risposta importante anche grazie agli
investimenti in nuove forme di comunicazione sia verso l’interno che
verso l’esterno dell’organizzazione. La conoscenza diffusa di cosa fa
concretamente l’amministrazione e dei progetti su cui è impegnata, sia
da parte del personale che dei cittadini, è un importante strumento di
costruzione della motivazione al lavoro e di sensibilizzazione
dell’utenza. Gli strumenti utilizzati in questa direzione possono essere
molteplici e spaziano da quelli più tradizionali come house organ,
convention o brochure a quelli più centrati sull’utilizzo della
tecnologia (intranet, sistemi di knowledge management, etc.).
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Le
relazioni sindacali come opportunità |
| per
migliorare il benessere amministrativo |
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Il
confronto tra amministrazioni e organizzazioni sindacali, in sede di
contrattazione articolata, ha principalmente avuto caratteristiche di tipo
distributivo: le relazioni sindacali si sono principalmente orientate ad
individuare le migliori modalità per distribuire le opportunità generate
dalla contrattazione nazionale. Molto più debole è stato il ruolo delle
relazioni sindacali e della contrattazione quando si è trattato di
affrontare un confronto di tipo generativo. Cioè ci sembra di poter
affermare che nelle amministrazioni pubbliche il confronto sindacale sia
stato particolarmente presente rispetto ai temi retributivi che assumevano
una prospettiva di tipo distributivo, mentre molto minore è stata la
capacità di generare migliori condizioni organizzative e di qualità del
lavoro. In quest’ottica non stupisce che numerose opportunità offerte
dalla contrattazione nazionale, finalizzate a sviluppare a livello
territoriale le opportunità per migliorare le organizzazioni, per
favorire una maggiore flessibilità operativa, per venire incontro in modo
personalizzato alle esigenze dei lavoratori, spesso non siano state colte
e attuate con efficacia. La difficoltà strategica delle amministrazioni a
operare in questa direzione non può non avere un risvolto culturale
analogo sul versante della rappresentanza dei lavoratori.
Un
ulteriore elemento di disagio rispetto alla contrattazione di tipo
generativo è costituito dal tradizionale legame tra relazioni collettive
e tutele universali. Probabilmente la tradizione delle relazioni
sindacali, orientata principalmente ad assicurare un quadro di tutele
universali, entra in crisi quando emerge l’esigenza dei lavoratori di
ottenere risposte personalizzate alle proprie esigenze. In questo quadro
affiora la difficoltà di fare coesistere prospettive di valorizzazione
della soggettività in un quadro di relazioni collettive molto estese e di
relazioni individuali molto deboli e con uno spazio estremamente
vincolato.
In
questa prospettiva risultano così sorgere possibili scenari alternativi
rispetto alle relazioni sindacali nei luoghi di lavoro:
a)
Le relazioni sindacali rimangono improntate alle tradizionali
caratteristiche e, in questo caso, probabilmente non saranno in grado di
offrire risposte alla domanda di personalizzazione emergente;
b)
Le relazioni sindacali si evolveranno in una logica più integrativa di
generazione di valore e, attraverso un maggiore ricorso a forme più
evolute di partecipazione e confronto, riusciranno a individuare soluzioni
nuove come quelle osservate nei casi analizzati;
c)
Le relazioni collettive lasceranno maggiore spazio alle relazioni
individuali all’interno delle amministrazioni pubbliche e la risposta
alle esigenze soggettive potrà avvenire in tale ambito.
Se
dall’osservazione del livello territoriale ci si sposta alla dimensione
nazionale è interessante osservare il ruolo che le relazioni sindacali
hanno agito. Indubbiamente avere inserito nei contratti nazionali principi
tesi al miglioramento della qualità del lavoro ha stimolato in alcune
amministrazioni una maggiore attenzione a questi aspetti e alla
sperimentazione di alcune importanti iniziative come quelle osservate nei
casi raccolti.
Tuttavia
è parso in generale che il dibattito che si è sviluppato negli ultimi
anni abbia privilegiato altri temi che in realtà hanno concretamente
riguardato un numero molto limitato di persone (ad esempio il telelavoro),
trascurando, in parte, e marginalizzando alcune questioni importanti e
universali, contenute nelle previsioni contrattuali, che avrebbero potuto
contribuire a fornire impulso al miglioramento delle condizioni
organizzative.
D’altro
canto la semplice previsione di istituti, siano essi di natura
contrattuale o normativa, si è dimostrata ampiamente insufficiente ad
assicurare effetti concreti sul piano del cambiamento organizzativo e
delle condizioni di lavoro. In questo senso sembra dunque insufficiente
ritenere che la soluzione possa essere ricercata in una ulteriore
rivisitazione del quadro normativo. Il nuovo assetto della contrattazione
nazionale, che di fatto ha posto maggiori vincoli economici alle relazioni
sindacali decentrate sul versante delle politiche retributive, impone alle
amministrazioni e alle parti sociali di cercare un confronto più profondo
e intenso proprio sul terreno del cambiamento organizzativo e del
miglioramento della qualità del lavoro.
Dal
punto di vista delle amministrazioni, diviene un’esigenza
imprescindibile integrare e far lavorare congiuntamente le diverse
funzioni di staff, per costruire una piattaforma istituzionale sul
miglioramento organizzativo e la qualità del lavoro, con la quale
presentarsi in modo propositivo al confronto con le organizzazioni
sindacali. In questa prospettiva, diventa quindi importante che le
strategie di sviluppo del capitale umano rispondano ad una logica
integrata che accoglie il contributo dei responsabili del personale, della
comunicazione, dell’organizzazione, della formazione e dei sistemi
informativi con l’obiettivo di formulare insieme politiche e pratiche di
miglioramento del benessere organizzativo. E’ infatti solamente grazie
al contributo di una pluralità di discipline, di leve organizzative e di
competenze e figure professionali che è possibile affrontare i problemi
segnalati e percorrere le strade indicate per collocare le persone al
centro delle politiche di innovazione.
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