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Il quadro delle disponibilità finanziarie per la contrattazione integrativa:
le risorse stabili
Nella prospettiva di assicurare
quella stringente coerenza tra le politiche del personale e la strategia
complessiva delle Camere, che rappresenta il principale elemento utile
per la lettura del CCNL, occorre in primo luogo ricordare che lo strumento
contrattuale costituisce, in generale, una leva indispensabile per gestire
motivazione e coinvolgimento del personale.
Va, dunque, valorizzata
in maniera decisa la dimensione strategica nel gestire la vicenda contrattuale
a livello integrativo, in particolare per quel che riguarda la definizione
dell'investimento economico da compiere per incentivare l'apporto lavorativo
dei singoli.
In tale dimensione vanno
curati adeguati processi di comunicazione interna, che portino anche gli
altri protagonisti del processo decisionale (Amministratori, sindacati)
ad un livello omogeneo di comprensione delle scelte contrattuali fatte
dal livello nazionale per questo biennio economico, scelte che poggiano
sui seguenti capisaldi:
1.1 il CCNL ha finito per spendere, in parte, disponibilità della
contrattazione integrativa per assicurare, nel quadro di un recupero del
differenziale salariale del comparto rispetto ad altre realtà pubbliche,
un adeguamento stabile del trattamento economico (nella forma dell'indennità
di comparto); ciò implica che le decisioni sul processo di quantificazione
delle risorse integrative non devono muovere necessariamente ed esclusivamente
dall'esigenza di "recuperare" quanto già impegnato a
titolo di indennità di comparto a valere sulle suddette risorse
integrative;
1.2 la razionalizzazione
delle fonti di finanziamento per la contrattazione integrativa, nella
forma delle risorse stabili e di quelle variabili, rafforza l'onere di
rendere chiara la sussistenza delle condizioni poste dalle norme contrattuali
- peraltro già esistenti nei precedenti CCNL - per attivare il
finanziamento variabile.
L'accentuato profilo critico nel reperimento delle risorse che possano
rendere efficace la leva economica nel rapporto con le risorse umane non
può, però, pregiudicare le scelte gestionali: la variabile
dei conti non può essere, dunque, l'unico elemento che influenza
e determina le politiche di incentivazione del personale.
In altri termini, la riuscita
o - a seconda dei casi - il completamento, o il consolidamento di investimenti
fatti con riguardo a sistemi di valutazione del personale stesso non possono
subìre battute d'arresto che pregiudicano l'evoluzione di tali
sistemi solo per un insufficiente livello di disponibilità economiche
connesse ai sistemi stessi.
1.2.1 Si afferma, quindi,
la centralità di sistemi di valutazione che acquisiscano un valore,
nella gestione delle risorse umane, in grado di avere anche una propria
autonomia rispetto alle risorse finanziarie che ne alimentano l'impiego.
Di qui il passaggio essenziale
sull'esatta determinazione delle risorse stabili, in modo da acquisire
certezze sull'ammontare realmente disponibile per impieghi a titolo di
salario accessorio e variabile a fronte di impegni già esistenti
e derivanti dalle scelte del CCNL (indennità di comparto) e dei
contratti integrativi pregressi (posizioni economiche di sviluppo già
conferite, posizioni organizzative già assegnate).
Secondo tale approccio assumono un valore importante:
1.3 l'esplicitazione, all'interno
dell'ente, della crescita economica che nell'ultimo biennio (2002-2003)
hanno conosciuto le componenti stabili del trattamento economico, sia
per effetto di scelte discrezionali dell'Ente (posizioni economiche annualmente
conferite), che a seguito di scelte del CCNL (nuovi valori delle posizioni
economiche già in godimento, indennità di comparto); questo
per offrire, comunque, l'esatta dimensione dell'investimento sulle risorse
umane compiuto negli ultimi due anni ed ora base di partenza per le decisioni
future;
1.4 il presidio costante delle - sia pur ridotte - possibilità
di incremento di tali risorse e, soprattutto, dell'ammontare complessivo
di risorse necessarie per finanziare le uscite, per così dire,
obbligate (posizioni economiche di sviluppo, posizioni organizzative,
indennità di comparto); questo per assicurare la gestione del turnover,
per così dire, nell'ambito dei percettori di tali emolumenti e
recuperare, quindi, in termini di minori uscite (e, quindi, di disponibilità
per nuovi utilizzi), le voci del trattamento economico goduto a tale titolo
da chi lascia;
1.5 una valutazione obiettiva
dell'opportunità di razionalizzare l'insieme delle indennità
contrattuali finora erogate (rischi, reperibilità, etc), in modo
da renderne compatibili le ragioni di utilizzo con l'introduzione dell'indennità
di comparto,
1.6 una consapevolezza avvertita
di quanto cambino le prospettive delle relazioni sindacali e, più
in generale, del rapporto con il personale alla luce dell'incidenza dell'indennità
di comparto sulle risorse decentrate: alla riduzione delle risorse disponibili
può, infatti, corrispondere adeguatamente un utilizzo più
attento e meno dispersivo di quelle rimaste, venendo così incontro
anche alla selettività nell'erogazione di esse voluta dal CCNL
1.7 una gestione dei percorsi economici di sviluppo all'interno delle
categorie che risulti maggiormente orientata a premiare la crescita nella
padronanza, da parte dei singoli, delle competenze richieste dalle mansioni
proprie del livello di appartenenza; ciò comporta anche un investimento
sull'ordinamento professionale che si basi sulla descrizione delle competenze
e delle capacità richieste nei diversi ruoli dell'organizzazione
camerale
2. Il quadro delle disponibilità
finanziarie per la contrattazione integrativa: le risorse variabili
Come detto, tale aspetto
delle decisioni che le Camere saranno chiamate a prendere risulta, anzitutto,
influenzato dall'esito delle ricognizioni che andranno compiute sul versante
c.d. stabile delle risorse finanziarie (sia in entrata, che in uscita).
Non vi è dubbio,
infatti, che le risultanze di tale prima quantificazione spostano in misura
non secondaria "il peso" della pressione interna sulle iniziative
che dovranno essere concepite per attivare il ricorso alle forme di finanziamento
c.d. variabili (pressioni tanto meno elevate quanto più apprezzabile,
per la gestione degli equilibri interni, si rivela essere il divario in
positivo tra le risorse suddette).
Più in generale,
affrontare la questione della determinazione delle risorse di cui all'art.
31, co. 3, CCNL 2002-2005 richiede di non trascurare alcune premesse di
fondo:
Ø parte di quelle
che costituiscono le risorse per la contrattazione integrativa sono già
impegnate dal CCNL in favore di benefici economici fissi
Ø la razionalizzazione delle scelte in tema di disponibilità
finanziarie a livello di ente fa emergere i volumi di risorse impegnate
negli anni nelle politiche salariali accessorie e che incidono sulla fluidità
di gestione delle risorse ora da definire
Ø tale razionalizzazione impone un'attenzione accresciuta sul rispetto
delle condizioni che le norme contrattuali (da tempo) pongono alla base
dell'attivazione dei canali di finanziamento ora classificati come variabili.
Il quadro complessivo che
emerge dalle premesse appena sopra indicate porta già ad affermare
che
2.1 l'approccio corretto per gestire con efficacia "la partita"
della determinazione del quantum variabile delle risorse integrative è
quello che privilegia una lettura in chiave gestionale del fenomeno.
2.2 il "messaggio"
contrattuale va, quindi, interpretato secondo criteri di responsabilità
sia nel perseguire l'acquisizione di risorse aggiuntive, sia nel finalizzare
il loro utilizzo verso impieghi che risultino strettamente coerenti con
sistemi di reale valutazione delle performance individuali
Gli investimenti da compiere risultano, dunque, essere anzitutto quelli
sul versante della comunicazione.
Comunicazione nei confronti
degli Amministratori, ai quali compete la scelta definitiva sulle risorse
finanziarie discrezionali (e per i quali può presentare elementi
di forza una proposta in termini di "scambio" tra incrementi
a tale titolo - variabile, appunto - ed impieghi secondo modalità
selettive e premianti).
E comunicazione nei riguardi
delle Organizzazioni Sindacali, con le quali va affrontato con chiarezza
il rapporto tra:
Ø scelte contrattuali nazionali, in parte assorbenti, come detto,
le disponibilità del livello integrativo;
Ø margini di investimento per le singole Amministrazioni in rapporto
agli equilibri di bilancio;
Ø prospettive di evoluzione degli oneri che incrementano gli impegni
stabili delle risorse accessorie.
Ne consegue, di necessità,
che vanno impiantati o, a seconda dei casi, potenziati i sistemi informativi
di gestione delle risorse umane, che si avviano a diventare la base indispensabile
di ragionamenti, valutazioni e scelte che si andranno a compiere in sede
negoziale integrativa.
In ogni caso, elementi
da tener presente nella preparazione e nella conduzione del negoziato
in sede locale possono essere i seguenti:
2.3 il CCNL 2002-2005 finisce per distribuire, a fine biennio 2002-2003,
non poche risorse in favore del personale (a conti fatti, si ha 5,66%
+ 0,50% + 0,20%) e, aspetto non secondario, le indirizza in larga parte
verso componenti stabili del salario: occorrerebbe, quindi, evitare effetti
di duplicazione in sede integrativa, con scelte omologhe in prevalenza
orientate anch'esse su utilizzi fissi e non variabili del salario
2.4 nell'arco temporale
interessato dal precedente quadriennio contrattuale (andato a regime nel
2002) si è determinato nelle Camere un incremento medio pro-capite
delle retribuzioni nell'ordine del 22%, del quale 6% per la parte fissa
(tabellare), 8% per salario accessorio e variabile (indennità,
produttività), 8% per riqualificazione professionale (sviluppo
orizzontale e verticale); dimostrazione - questa - di un impegno convinto
e diffuso delle Camere di commercio nell'utilizzare tutte le opzioni rese
disponibili dal CCNL 1998-01 (selezioni interne incluse) per valorizzare
il proprio personale
2.5 la definizione del percorso
decisionale teso a stabilire i quantum utilizzabili a titolo di salario
accessorio e variabile non può non tener conto degli elementi di
fatto sopra detti; va concepito, quindi, un approccio alla vicenda che
persegua fino in fondo un insieme di obiettivi, in parte imposti dal contesto,
in parte coerenti con le finalità dell'impiego delle risorse integrative
e con le convenienze organizzative dell'ente
2.6 si tratta, quindi, di mirare ad una politica salariale in grado di
coniugare l'equilibrio finanziario delle scelte (che tenga conto sia degli
effetti economici nel tempo, sia della gestione delle aspettative future)
con livelli di incentivazione adeguati ad un utilizzo selettivo, che eviti,
quindi, duplicazioni di incrementi individuali (nazionale e locale), risponda
all'input contrattuale sulle caratteristiche che devono avere i compensi
di produttività per risultare davvero tali, investa sull'obiettivo
di trattenere le risorse migliori
2.7 non può in ogni caso prescindersi dall'ulteriore profilo rappresentato
dall'analisi dell'impatto di scelte economiche macro, come queste, sui
parametri generali di verifica dello stato di "salute" finanziaria
degli enti ( tra tutti, l'incidenza delle spese del personale sulle entrate
correnti), utilizzando a tale scopo anche gli strumenti di comparazione
e benchmarking presenti nel sistema (Unioncamere.net - Pareto)
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