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Camera di Commercio di Roma, un cambiamento dall'interno
ne
parliamo con
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Pierluigi
Federici, dirigente Area dei Servizi all'utenza e delle sedi distaccate
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Il mio ruolo nel progetto è stato
quello di aver iniziato il lavoro di analisi dei processi e la conseguente
loro reingegnerizzazione, che è consistita nell'ottimizzazione
dei processi attraverso una revisione di carattere organizzativo
ed informatico. I miglioramenti nell'ambito dell'organizzazione
si sono tradotti concretamente nella riduzione dei tempi di attesa
per il pubblico e in modifiche organizzative che hanno permesso
l'attribuzione delle responsabilità dei procedimenti ad un
solo centro di responsabilità. L'analisi, infatti, aveva
messo in evidenza che dalla concentrazione della responsabilità
nelle mani di una sola persona sarebbero potuti derivare forti miglioramenti:
infatti così è stato.
La Camera ha inteso proteggere questo lavoro di reingegnerizzazione,
nel senso che è stato svolto senza l'aiuto di società
di consulenza. Ha collaborato con noi un professore, coautore di
una particolare metodologia mutuata dalle imprese private, che ha
provveduto ad insegnarla facendola applicare direttamente dal personale
operativo impegnato sui processi. Questo ha comportato grossi vantaggi:
innanzitutto, logicamente, la conoscenza reale dei processi, secondo
l'accettazione di quanto si andava facendo da parte del personale.
Il lavoro di reingegnerizzazione ha, poi, comportato un diverso
approccio con ciò che si andava concretizzando nella Pubblica
Amministrazione, ovvero il protocollo informatico: obbligo di legge,
vissuto dalla Camera in modo totalmente diverso, non cioè
come puro e semplice strumento di entrata ed uscita dei documenti,
ma come strumento attraverso il quale governare la produzione di
servizi e i processi.
È proprio da questo che, quindi, ha avuto origine il progetto
di gestione automatizzata dei flussi documentali, alla cui redazione
ho partecipato, e che viene portato a realizzazione dall'area della
Dottoressa Verde.
Abbiamo messo in piedi un sistema di gestione del miglioramento,
perché l'analisi di reingegnerizzazione non è un processo
che una volta ultimato si mette da parte, ma è diventato
parte del nostro modo di lavorare, tant'è vero che stiamo
procedendo alla reingegnerizzazione e quindi alla ri-analisi di
alcune importanti aree - come l'artigianato.
Questa attività naturalmente ha portato benefici concreti
misurabili che, oltre alla riduzione dei costi e dei tempi di attesa
da parte del pubblico, possono essere riassunti nella certificazione
di qualità, richiesta ed ottenuta dopo la reingegnerizzazione.
Questo è un passaggio cui teniamo particolarmente: la certificazione
non è stata fatta sul processo, ma sul risultato
| Qual è stato il ruolo
di Infocamere in questo progetto? |
Infocamere è una società
consortile delle Camere di Commercio, la cui forma sta proprio ad
indicare il contratto consortile che lega le Camere di Commercio e
che, attraverso una propria struttura, eroga alcuni servizi, come
il registro per le imprese. È logico che il discorso del protocollo
informatico, che possiamo definire come un prodotto, poteva benissimo
essere affrontato come se fosse stata mera applicazione, mentre ciò
che abbiamo scelto di fare è stato affidare ad Infocamere la
realizzazione informatica del progetto, che chiaramente presuppone
a monte tutta una serie di analisi e di conduzione del progetto di
vera gestione automatizzata.
In sostanza abbiamo realizzato una partnership, in cui ognuno di noi
mette qualcosa di suo di originale, e se la parte di Infocamere consiste
nella tecnologia informatica, quella della Camera di Commercio di
Roma ha riguardato la parte di riorganizzazione manageriale e amministrativa.
Abbiamo voluto mettere in evidenza questa partnership, proprio perché
il progetto viene portato avanti in una collaborazione al 50%, sia
per quanto riguarda la realizzazione che gli utili che ne deriveranno. |
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Stefania
Cantalini, dirigente Area Risorse Umane |
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Vorrei iniziare dicendo che i risultati
ottenuti sono stati il frutto di un lavoro di grande integrazione
trasversale con gli altri colleghi e le altre direzioni: abbiamo
dovuto creare i presupposti, la cultura, la mentalità, e
quindi anche l'approccio necessari per affrontare poi il progetto
operativo, che costituisce la risultante di ciò che presentiamo
a oggi a FORUM PA. È stato insomma un grande lavoro di riconversione
culturale, non soltanto del personale. I primi, infatti, a doversi
riadattare sono stati proprio i dirigenti, abbandonando una logica
di mera amministrazione del personale, che vedeva il dipendente
pubblico come colui che era tenuto al rispetto dell'orario per poi
avere il valore della sua prestazione il giorno 27, e passando ad
un'ottica di gestione del personale, il che vuol dire adottare delle
linee strategiche che vanno a intervenire sui settori critici individuati
dall'analisi. Ad esempio erano emersi forti criticità a causa
della forte demotivazione e di uno scarsissimo coinvolgimento dei
dipendenti, in quanto le decisioni erano accentrate e rese operative
da un modello burocratico di tipo verticalistico. Altro settore
critico era quello della formazione, che abbiamo personalizzato,
evitando di acquistare "pacchetti già pronti",
e cercando piuttosto di costruire una formazione su misura per ogni
dipendente e di gestirla possibilmente attraverso il nostro stesso
personale. Tutto il lavoro che poi è sfociato nella reingegnerizzazione
dei processi applicativi è infatti il frutto di un lavoro
meramente interno, in cui i consulenti della Camera di Commercio
sono stati gli stessi dipendenti. Come dicevo ciò si è
reso possibile solo attraverso un cambio culturale e attraverso
la creazione di quel benessere organizzativo che si percepisce anche
nella protezione che la Camera di Commercio garantisce alle proprie
intelligenze. Il deposito alla SIAE, con i nominativi del personale
che ha partecipato al progetto, la richiesta di brevetto, danno
infatti veramente il senso del valore del lavoro che ciascuno di
noi fa ogni giorno sulla propria scrivania.
Il vero valore di questo nuovo modello di gestione, è che
il tipo di prodotti che ci ha permesso di realizzare, non si traducono
unicamente in un vantaggio di tipo immediato per il singolo utente
o cliente, che ha una contrazione dei tempi di attesa e dei costi,
che logicamente non vengono più addossati all'impresa; è
un modo globale di gestire le risorse, umane e tecnologiche, che
si traduce in un risparmio complessivo, cioè in quella divaricazione
tra entrate e costi di struttura che poi noi riversiamo in favore
di tutta la collettività, utilizzando questi risparmi per
i grandi investimenti.
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Nel momento
in cui è stato introdotto, qual è stato l'impatto
sul personale? Ci sono stati degli stravolgimenti organizzativi?
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No. Dobbiamo innanzitutto tenere presente
che il cambiamento, qualunque esso sia, genera un minimo di resistenza,
però in Camera di Commercio la resistenza è stata molto
minore di quanto fosse lecito aspettarsi dal tipo di rivoluzione che
stavamo mettendo in atto. Noi abbiamo cercato di riportare al nostro
personale questo tipo di messaggio: "per arrivare a certi obiettivi
dobbiamo farvi oggetto del cambiamento, ma tutto questo per trasformarvi
in attori del cambiamento".
All'inizio poi, abbiamo avuto la fortuna di poter contare su un nucleo
che ha fatto da traino a tutti gli altri, perché il personale
vedendo i propri colleghi che si adoperavano su questo tipo di nuove
attività, a sua volta si sentiva motivato.
D'altronde oggi proprio loro, proprio i dipendenti sono qui a FORUM
PA 2004 a presentare questi nuovi prodotti, e lo fanno dal loro punto
di vista proprio in quanto attori protagonisti del cambiamento. |
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Mariella Verde, Dirigente area 9, Responsabile della
realizzazione del progetto di introduzione del protocollo e della
gestione informatizzata dei flussi documentali |
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Chiaramente l'incarico è stato
assegnato una volta definita dal collega Federici tutta la parte
relativa all'analisi dei processi di reingegnerizzazione. Quindi
in un ottica di trasversalità totale, abbiamo preso in eredità
quanto di positivo era stato fatto nell'area delle risorse umane
ed abbiamo applicato anche in questo caso la filosofia della valorizzazione
del nostro patrimonio.
Si è resa infatti necessaria una forte formazione, sia per
avvalorare la condivisione del progetto che si stava per realizzare,
sia soprattutto per avere un approccio corretto rispetto a questa
innovazione che si stava introducendo, e che è stata vissuta
non come qualcoosa di imposto dall'alto, ma come uno strumento per
poter migliorare le proprie prestazioni di lavoro, per poter crescere
professionalmente e creare quel famoso valore da reinvestire nell'ambito
della collettività non soltanto esterna, ma anche interna.
Anche in questo caso quindi, come accennava la mia collega, abbiamo
messo in piedi un grande progetto di formazione, che al di là
della prima specifica formazione in aula da parte di specialisti,
ha visto una formazione sul campo, in un circolo virtuoso che ha
fatto sì che nell'applicazione di questi nuovi strumenti,
le criticità venissero evidenziate da chi li adoperava concretamente,
i quali le riportavano all'interno, trasformandosi in formatori
per i propri colleghi.
A mio giudizio è stata proprio questa la leva del successo
nell'introduzione di questi strumenti, che ci ha permesso di raggiungere
successi straordinari: il protocollo, infatti, è stato introdotto
in tutta la Camera di Commercio, mentre la gestione dei flussi documentali
e di lavoro si sta progressivamente estendendo, ed entro la fine
dell'anno potrà essere completata con l'adozione di un unico
motore di automazione nelle aree dei rapporti con l'utenza, in quel
segmento, quindi, in cui riusciremo a massimizzare quel valore che
è stato cercato dalle nostre professionalità interne.
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