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ziletti
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Progetto
Quadro di Formazione per la Pubblica Amministrazione
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parliamo
con
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Massimo ZILETTI
Dirigente Area Amministrativa Camera di Commercio di Brescia
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Perchè
un ente quale la Camera di Commercio decide di seguire un progetto sull'analisi
del clima organizzativo interno? Nel caso specifico di Brescia da chi
e come è partita l'iniziativa?
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La
nostra iniziativa rientra in quella più ampia proposta dal Programma
Cantieri del Dipartimento della Funzione Pubblica nel 2004, cui abbiamo
aderito per diretto interessamento della direzione - del Segretario Generale
e mia: abbiamo ritenuto di poter seguire, come Camera, questo esperimento
peraltro mail fatto nella storia dell'Ente. L'iniziativa, nata dalla dirigenza,
non è stata, però, subita dal personale: anzi, quando l'abbiamo
proposta come ipotesi di lavoro alle RSU e alle rappresentanze sindacali,
l'hanno accolta volentieri e con molta curiosità rispetto alle
risultanze che ne sarebbero derivate. Questo a diffferenza di quello che
ho potuto sapere di altri enti che invece hanno risposto a questa iniziativa
con una certa freddezza sostanzialmente perchè l'indagine veniva
recepita quasi come una "schedatura" e si pensava che le informazioni
potessero ritorcersi contro le persone stesse. Da noi non si è
assolutamente verificato un problema del genere. Peraltro ci siamo anche
organizzati cercando di garantire l'anonimato per quanto possibile: una
sola persona è stata incaricata del caricamento dei dati. Inoltre,
il questionario che ci è stato proposto conteneva delle domande
che in una realtà medio-piccola quale può essere la nostra
- con 150 dipendenti - poteva dar luogo ad una rintracciabilità
o, perlomeno, ad una facile individuabilità della risposta. Venivano
proposte, infatti, domande relative all'appartenenza d'area, all'età,
al titolo di studio e al sesso: è evidente che in strutture di
quattro persone è facile l'individuazione di chi risponde. Per
cui abbiamo leggermente attutito l'impatto di questo tipo di domanda:
da un lato individuando delle fasce di età e non il numero preciso
dell'anno di nascita o angrafico; dall'altro ampliando un po' di più
la struttura di appartenenza, prendendo in considerazione i dati relativi
non all'ufficio specifico, ma all'area di riferimento. In definitiva,
poi, per noi non era tanto importante l'identificazione anagrafica dei
rispondenti quanto le risposte sulla questione specifica del benessere
interno.
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A
Suo parere, cosa distingue le organizzazione "sane" da quelle
"meno sane"? Nello specifico, perchè avete scelto di
indagare sul benessere interno?
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In
verità l'abbiamo fatto principalmente con lo spirito di mettersi
in discussione: come dirigenza ad un certo punto abbiamo voluto verificare
com'era il clima complessivo delle nostre RSU. A nostro "rischio
e pericolo": sarebbe stato più facile, quantomeno più
comodo, non fare una cosa del genere, anche perchè è evidente
che in un'analisi del genere si vanno a valutare aspetti relazionali e
umani su cui necessariamente incide l'operato della dirigenza in senso
lato. Perchè, mettendola su un piano banale, le regole ci sono
e basta applicarle: però i rapporti umani, le relazioni, l'organizzazione
stessa delle risorse è evidente che caratterizzano l'azione del
dirigente e il modo in cui il dirigente si rapporta ai colleghi, ai collaboratori,
all'organizzazione stessa. Quindi è stata un po' una sfida per
la Camera di Commercio di Brescia quella di mettersi in discussione: tra
la'ltro, per correttenza, la dirigenza non ha volutamente partecipato
alla compilazione dei questionari proprio perchè voleva tenere
il dato "puro" rispetto al sentire vero delle nostre RSU. Per
altro verso dobbiamo tener conto chè c'è stata una buona
risposta - su 150 dipendenti le risposte sono state 137: questo è
stato dovuto anche ad un forte sforzo organizzativo che ha consentito
anzitutto di individuare in gruppi funzionali i rispondenti, in modo da
non lasciare mai inoperativi gli uffici delle Camere; poi consentendo
a chi era momentaneamente assente di compilarlo in un secondo momento.
Questo è per noi un elemento importante: ci siamo confrontati con
altre Camere che hanno aderito a questa iniziativa e abbiamo visto che
le risposte sono state molto più contenute nel numero - adesione
pari al 40-50%. Se posso fare un'osservazione anche questo potrebbe essere
un indice di benessere organizzativo: l'atteggiamento di fiducia e senza
preconcetti rispetto ad ogni iniziativa "nuova" è un
segnale di come si vive un'organizzazione.
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Scorrevolezza
operativa, apertura all'innovazione, conflittualità, stress, circolazione
delle informazioni: quali degli indicatori suggeriti da Cantieri come
metri di valutazione del benessere hanno mostrato maggiori criticità?
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Certamente
lo stress è confermato - e ho notato la stessa percezione anche
dalla rilevazione fatta in altri enti, non solo in Camera di Commercio
- come uno degli aspetti costanti di malessere interno alle organizzazioni.
Analizzare le cause di questo stress non è così semplice:
da una parte sicuramente le pressioni dell'utenza per una Camera di Commercio
sono particolarmente significative, considerando che si tratta di un'utenza
qualificata - professionisti dei servizi alle imprese, notai, commercialisti,
agenzie di servizi o le stesse imprese in una regione come la nostra in
cui fare impresa ha un certo significato. Rispetto ad un Comune dove l'utenza
è da un lato molto variegata e si passa dal cittadino che lamenta
la buca sulla strada all'impresa che vuole realizzare un edificio, nelle
Camere di Commercio si ha più omogeneità, ma più
determinazione nell'esigere servizi in modo tempestivo e con un certo
livello di qualità. Dall'altro lato lo stress può essere
indotto dal susseguirsi di innovazioni normative, tecniche, informatiche
che comportano un costante rimettersi in gioco, rivedere processi e procedure
già consolidate. L'altro aspetto che ho visto costante qui come
in altri Enti è il fattore valutazione del personale. La percezione
di essere valutati attentamente: nella nostra Camera ci siamo messi in
discussione anche rispetto all'aver effettivamente fatto tutto il possibile
per valutare le persone nel modo appropriato. Certo è che partiamo
da istituti contrattuali di livello nazionale molto schematici e rigidi
che vincolano anche il ruolo del valutatore - nel nostro caso il dirigente
- il quale è messo davanti a due scelte: vivere la vita tranquilla
e "distribuire" a tutti in modo uniforme o affrontare le difficoltà
di una valutazione "ad personam" già sapendo che questo
susciterà insoddisfazione. Proprio per questo nella Camera di Commercio
di Brescia stiamo ragionando su come affrontare queste criricità
particolari che derivano da un'insoddisfazione complessiva che rileviamo
rispetto al sistema di valutazione adottato. Terzo elemento forte di disagio
è il disagio ambientale, dovuto, però, - è bene dirlo
- ad una situazione di precarietà per una sede di lavoro provvisoria
non esattamente idonea ad ospitare ben 150 dipendenti in un'unica soluzione
di spazio.
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Una
volta individuati gli elementi di forte criticità come vi siete
mossi per porvi rimedio?
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Per
rassumere i punti critici emersi sono fondamentalmente tre: l'insoddisfazione
della valutazione svolta, lo stress e il confort ambientale. Per quanto
riguardo lo stress diciamo subito quello che non possiamo fare: io credo
che lo stress sia legato anche ad un modo di vivere che fa parte della
nostra società: considerando poi che si passa in ufficio la maggior
parte delle ore attive di una giornata, io credo che ognuno porti nell'ambiente
di lavoro il proprio fardello di stress accumulato anche in situazioni
non lavorative. Oltre questo, ci sono fattori meno soggettivi che complicano
la situazione: l'attenzione all'utenza e alla clientela da un lato, la
fluidità organizzativa del lavoro, sollecitazioni esterne (di natura
tecnica, normativa, informatica). Rispetto al confort ambientale eravamo
preparati all'indicazione di malessere ma anche alla soluzione: ci siamo
sistemati proprio l'estate scorsa nella nostra sede originaria opportunamente
ristrutturata e, salvo opere di assestamento, il disagio è già
meno forte. Punto nevralogico è quello della valutazione. Proprio
in questi giorni, come dirigenza, abbiamo proposto alle RSU un sistema
nuovo di valutazione. Dal momento che la valutazione è sempre intesa
ai fini della produttività, abbiamo proposto un sistema che vada
oltre il corrispettivo economico, ma si traduca anche in un'occasione
di valutazione dell'apporto personale al lavoro - carattere, modo di essere,
modo di fare delle persone. Sono tutti fattori che vorremmo assumere come
parametri di valutazione però slegandoci da quel sistema matematico
per cui a un "tot. voto" corrispondevano "tot. soldi".
Siamo partiti da un principio di budgettizzazione delle risorse per area
e, quindi, per dirigente; dal principio che il dirigente valuta le persone
e attribbuisce con un minimo di coerenza ma non con la precisione matematica
un giudizio e, quindi, di conseguenza, un valore economico. Abbiamo anche
introdotto il principio per cui dovrebbe venir meno il dogma che stabilisce
che chi è all'VIII livello debba prendere di più rispetto
a chi è al VII o al VI, perchè alla fine conta il lavoro
che si fa e se qualcuno ha le competenze e le svolge bene vorremmo che
venisse premiato. E' un sistema senza dubbio rivoluzionario, da prendersi
con le dovute cautele e sul quale stiamo ancora nella fase di ragionamento
e trattativa - ragioniamo su una quota del 60% del fondo, quando l'altro
40% resterebbe ancora legato ai livelli di responsabilità anche
formale, per cui chi è capo servizio ha più compiti e più
soldi rispetto a chi fa il semplice operativo. Ancora una volta, soprattutto,
noi dirigenti stiamo accettando di rimetterci in gioco: non soltanto nel
rinttracciare le modalità più valide ed eque di valutazione,
ma anche nello sforzo di individuare criteri di valutazione se non proprio
uguali o coincidenti, perlomeno omogenei.
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Qual
è stato il coinvolgimento interno non solo rispetto alla raccolta
dei dati ma anche rispetto ai risultati emersi dall'indagine?
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Una
volta raccolti i dati e portati a sintesi, una professionista che lavora
nel gruppo di Cantieri ha presentato a noi dirigenti una lettura ragionata
dei dati. Un opuscolo informativo è stato poi distribuito a tutti
i dipendenti della Camera di Commercio. Nel settembre 2004 abbiamo fatto
un "richiamo del personale" sui risultati dell'indagine in occasione
di un incontro di "formazione-teatro": un incontro ludico -
ma anche di dialogo e di riflessione su quanto emerso dall'indagine -
associato ad una rappresentazione - la storia dell'Impresa Olivetti -
che ha mostrato la dinamica organizzativa di un'impresa particolarmente
innovativa. In questo modo abbiamo cercato di tener vivo l'interesse rispetto
a questa iniziativa per tutto l'anno: ancor oggi alcuni degli elementi
emersi dall'indagine vengono riproposti e discussi in sede di colloquio
con i sindacati.
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Rispetto
a progetti innovativi si avverte oggi, a più di dieci anni dall'inizio
di un processo serio di riforma, un mutamento nel modo di ragionare, di
proporre e di proporsi all'interno delle pubbliche amministrazioni?
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| Personalmente
lavoro all'interno della Camera di Commercio di Brescia dal 1999, non posso
ricostruire lo storico dgli anni '90 o '80, ma ho un'idea di come fossero
le cose anche dal racconto di chi è qui da molto prima. Potrei tranquillamente
dire che lo stesso questionario proposto oggi, negli anni '80 non avrebbe
avuto lo stesso riscontro. Sarebbe stato molto più marcato l'aspetto
del sospetto o, addirittura, della non collaborazione. Altre iniziative,
anche di natura conviviale, organizzate allo scopo di creare un clima più
familiare tra i dipendenti dell'Ente, mi è stato detto che hanno
avuto allora poca fortuna. Senz'altro c'è stato un cambiamento generazionale:
le nuove leve concepiscono il lavoro in modo nuovo, direi in senso migliorativo
e probabilmente con un bagaglio culturale se non più alto certo più
diversificato. Questo va a favore dell'Ente, in alcuni casi un po' meno
delle persone: la difficoltà che avverto in questo senso è
l'insoddisfazione di chi, da laureato, rimane a lungo o esclusivamente a
fare lavori molto operativi. A parte l'insoddisfazione della persona c'è
anche un sistema che ha prodotto un laureato che però poi deve "adattarsi"
a fare il classico caricamento dati, funzione dignitosissima ma che si spera
sia solo una funzione di passaggio. Aggiungo a questo un'ulteriore nota:
come ente lottiamo con una finanziaria che blocca le assunzioni e non ci
consente di investire, in modo sistematico e produttivo, in quelle risorse
che pure formiamo a professionalità peraltro richiestissime, anche
dal settore privato. |
| Approfondimenti
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La
scheda progetto del Benessere Organizzativo nella Camera di Commercio
di Brescia
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