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I
processi di trasformazione vissuti nel corso degli ultimi anni dalle amministrazioni
pubbliche e all'intero di queste dalle Camere di commercio, si sono focalizzati
attorno al tema dell'innovazione dei servizi e dell'orientamento al cliente
finale.
Questo si traduce da punto di vista dei meccanismi aziendali, nell'introduzione
di sistemi di programmazione che definiscano le strategie dell'ente e i
piani di azione per realizzarle, e nello sviluppo di sistemi di verifica
finale e controllo che permettano il riallineamento dell'azione dell'ente
rispetto alle finalità iniziali o a nuove finalità subentrate
nel corso del tempo.
In questo filone di innovazione si sono inseriti i mutamenti normativi (d.lgs.
165/2001; contratti collettivi del comparto enti locali, leggi finanziarie
..), che hanno incentrato il nuovo modello di gestione sui principi della
direzione per obiettivi e della responsabilità dirigenziale, importando
in modo spesso troppo automatico le logiche economico-aziendali delle imprese
private.
Così, in mancanza di propri sistemi di programmazione e valutazione
dell'ente pubblico, le amministrazioni hanno optato o per l'applicazione
di strumenti di gestione secondo un'ottica formale, cui spesso non si collega
una reale gestione dei fenomeni aziendali, o per la definizione di scelte
gestionali in momenti e ambiti distinti (il controllo di gestione, la valutazione
del personale, la gestione delle retribuzioni e delle carriere dei dipendenti..)
che spesso hanno il limite della mancanza di un disegno complessivo e del
collegamento integrato tra aree di intervento.
Indipendentemente dalla natura delle amministrazioni (siano esse pubbliche
o private), e fatta salva la specificità dei modelli di direzione
e governo dell'ente pubblico, rimane l'esigenza centrale di attivare sistemi
di performance management, vale a dire "un processo o una serie di
processi intesi a creare un'idea condivisa di che cosa si voglia ottenere
(e come) da una organizzazione e di gestire il personale in modo tale da
aumentare la probabilità di ottenere i risultati desiderati"
(Hartle, 1992).
Una esigenza di questo tipo, però, parte da una visione dei fenomeni
aziendali ampia, che pone come punto di partenza la definizione chiara delle
finalità dell'ente e delle dimensioni da valutare. In realtà,
le riforme degli ultimi anni e le applicazioni concrete nelle amministrazioni
camerali hanno insistito non tanto sul tema della valutazione aziendale
complessiva e della creazione di valore pubblico, quanto piuttosto o sui
sistemi di tipo contabile o soprattutto sui sistemi di valutazione del personale
collegati alla gestione delle politiche retributive variabili.
Questo vizio di origine, ha portato allo sviluppo di sistemi di gestione
che sono spesso scollegati dalle politiche e strategie complessive, e a
cui mancano i contenuti di fondo (che cosa vogliamo raggiungere, quali fenomeni
aziendali misuriamo, perché lo facciamo, quale è la nostra
reale efficienza, quali servizi effettivamente produciamo).
Per questa ragione, nell'affrontare il tema delle politiche retributive
e della valutazione del personale, è necessario ragionare attorno
ai sistemi di valutazione aziendali e alle modalità di confronto
tra dimensione organizzativa (risultati di ente) e dimensione individuale
(il singolo e i gruppi di persone che operano nell'organizzazione), al fine
di attivare percorsi di evoluzione innanzitutto del sistema dei ruoli e
delle responsabilità aziendali e poi dei piani e obiettivi di medio-lungo
periodo.
E' necessario cominciare a ragionare in modo integrato tra sistemi di programmazione
e valutazione dei risultati complessivi dell'ente e sistemi di incentivazione
e retribuzione del personale.
In coerenza con questa tendenza si inserisce il recente Contratto collettivo
del comparto enti locali 2002 - 2005, il quale, con riferimento ai criteri
di gestione delle politiche retributive variabili, rafforza la necessità
di creare un collegamento tra risultati complessivi e gestionali dell'ente
(art. 37 CCNL:"La attribuzione dei compensi ..è strettamente
correlata ad effettivi incrementi della produttività e di miglioramento
quali-quantitativo dei servizi da intendersi, per entrambi gli aspetti,
come risultato aggiuntivo apprezzabile rispetto al risultato atteso dalla
normale prestazione lavorativa
") e sistemi di incentivazione
del personale, nel senso di valorizzare sia il ruolo della programmazione
e degli obiettivi di gestione che il contributo individuale effettivo al
raggiungimento delle finalità dell'ente (Art. 37 co.4.: Non è
consentita la attribuzione generalizzata dei compensi per produttività
sulla base di automatismi comunque denominati). |