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misurare
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Tribunale
di Torino: tra scarsità di risorse e produttività
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In
tema di riorganizzazione ed efficienza le buone prassi, da seguire come
esempi, possono arrivare dai tanti settori dell'amministrazione pubblica.
Il Tribunale di Torino ha dimostrato come, a parità di risorse,
si può agire sugli incentivi ai magistrati e ai cancellieri per
operare una drastica riduzione alle inefficienze delle cause civili.
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Premessa
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Processi
troppo lunghi in Italia: una delibera del Consiglio d'Europa del 2 ottobre
scorso ha diffidato ancora una volta l'Italia perché si allinei
agli standard Europei. A livello di Sistema Paese deteniamo il primato
di maggior numero di sentenze di condanna da parte della Corte Europea
dei Diritti dell'Uomo. Ma di fatto i tribunali soffrono di una generale
situazione di disorganizzazione e carenza di organico. È di pochi
mesi fa una denuncia del Presidente della Corte d'Appello per la carenza
cronica di personale amministrativo. A fronte di queste inefficienze amministrative,
il Tribunale di Torino impone un nuovo metodo e presenta i risultati di
cinque anni di lavoro che hanno portato ad una costante riduzione dell'arretrato
dei processi civili.
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Il problema
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Partito
nel 2001 con massiccia riorganizzazione della sua amministrazione, da
5 anni il Presidente del Tribunale di Torino, Mario Barbuto, lavora a
questo progetto ambizioso, per il quale il 25 ottobre scorso, nel corso
della Giornata Europea della Giustizia Civile, il Tribunale di Torino
ha partecipato - ottenendo una particolare menzione di merito - al premio
"Bilancia di Cristallo" indetto per scoprire e mettere in risalto
pratiche innovative e efficaci in materia di organizzazione dei tribunali
o di applicazione delle procedure giudiziarie civili, condotte in seno
alle giurisdizioni europee.
Nel 2001, all'inizio di questo percorso, erano state censite ben 12mila
cause arretrate - con punte estreme di cause ultradecennali come quella
spuntata fuori in corso di revisione e risalente al 1958 - che, sommandosi
a quelli in corso, davano lavoro al tribunale per un totale di 40mila
processi. È stata data precedenza alle vecchie cause rispetto alle
nuove mai abbandonate ma gestite con minore attenzione. Il metodo di lavoro
e la capacità di gestire il personale a disposizione sono stati
decisivi in questo senso: un ruolo importante lo hanno svolto i Got -
giudici onorari di tribunale - cui sono state affidate le nuove cause
di minore importanza appunto per consentire l'impegno dei magistrati ordinari
sulle mole di arretrato; arretrati che sono stati riportati dalle sezioni
distaccate alla sede centrale. Alla fine del 2006 le cause complessive
- tra arretrate e nuove - erano 26.800, il 30% in meno: quasi completamente
eliminato l'arretrato ultraquadriennale del quale rimangono ad oggi appena
una decine di cause.
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| Una
questione di metodo |
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Anzitutto
gli obiettivi, che erano sostanzialmente due:
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instaurare
in modo sistematico la prassi della durata infratriennale di tutti
i procedimenti civili |
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mettere
giudici e cancellieri al riparo dai rischi di rivalsa economica e
procedimento disciplinare previsti dalla Legge
Pinto - equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole
del processo. |
Proprio
le 9 condanne inflitte nel 2001 dal tribunale di Strasburgo sulla scia
della Legge Pinto spinge il neo Presidente ad attivare un percorso di
recupero celere delle cause ultratriennali. Dopo un censimento scrupoloso
di quanto ancora inevaso, una circolare ha invitato i giudici a seguire
le prescrizioni, nel rispetto del codice di procedura civile che consente
ai giudici di assumere la direzione del processo in proprio, per evitare
condanne - la legge Pinto prevede anche una condanna individuale sotto
il profilo disciplinare ed economico.
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| Un
modello esportabile |
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Ci
sono tutti i presupposti perché il programma torinese sia estensibile
ai tribunali di tutta Italia; per i tribunali europei la conditio essenziale
perché questo modello sia adottabile è che quei Paesi abbiano
una regolamentazione del processo civile basato sullo stesso presupposto
di potere dei giudici sul processo civile.
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