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assessment
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Innovare
nella selezione: assessment center, dalla selezione della conoscenza alla
selezione della competenza. L'esperienza della Camera di Commercio di
Torino.
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Si
possono adottare nuovi modelli selettivi nella pubblica amministrazione?
Ci sono punti in comune possibili fra la selezione delle aziende private
e i "concorsi" pubblici?
La procedura selettiva pubblica deve abbandonare definitivamente obsoleti
percorsi finalizzati solo alla valutazione della conoscenza, fattore che
- da solo - non è più sufficiente per garantire l'accertamento
della professionalità richiesta: oltre alla conoscenza, devono
essere approfonditi i requisiti attitudinali e professionali specifici.
a
cura di Luca Camurri, Specialista di management risorse umane, Dirigente
della Camera di commercio di Torino
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Premessa
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Si possono
adottare nuovi modelli selettivi nella pubblica amministrazione? Ci sono
punti in comune possibili fra la selezione delle aziende private e i "concorsi"
pubblici?
Un'attenta ma innovativa applicazione di quanto previsto per le pubbliche
amministrazioni dalla Costituzione e dal d.lgs.165/2001 fa propendere
per una risposta positiva ad entrambe le domande. Il problema è
quello di superare alcuni retaggi culturali, stereotipi e timori ancora
presenti nella selezione pubblica e nel concetto di concorso.
Se si vuole
veramente innovare e migliorare il modello di una "selezione pubblica"
che miri alla ricerca dell'inserimento di personale "di valore"
non si possono escludere i punti d'incontro fra selezioni pubbliche e
private. E' lo stesso articolo 35 del d.lgs. 165 che precisa come l'assunzione
nelle amministrazioni pubbliche debba avvenire "
tramite procedure
selettive
volte all'accertamento della professionalità richiesta".
Di più, al comma 3 dello stesso articolo, si indica come - tra
i principi che devono essere garantiti - vi sia quello di adottare meccanismi
"
idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali
e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire".
Partendo
da tali presupposti si rafforza la convinzione che la procedura selettiva
pubblica possa (e forse debba) abbandonare definitivamente obsoleti percorsi
finalizzati spesso purtroppo solo alla valutazione "della "conoscenza",
fattore che - da solo - non è più sufficiente
per garantire "l'accertamento della professionalità richiesta".
figura
1 (cliccare sull'immagine per ingrandirla)
A
tale scopo è necessario adottare modelli che, oltre alla conoscenza,
vadano ad approfondire - per dirla con le parole del d.lgs. 165 - i requisiti
"attitudinali e professionali" specifici.
La differenza non è solo lessicale, ma sostanziale: si tratta del
passaggio da forme selettive miranti alla valutazione del "del sapere"
a quelle più complete che vanno a valutare la capacità nel
"saper fare", l'attitudine, il comportamento; in una parola:
la "competenza" (figura 1).
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L'esperienza della Camera di Commercio di Torino
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Il motivo
della sfida intrapresa alla Camera
di commercio di Torino è stato quello di provare a trasformare
in opportunità la fase di "blocco", almeno parziale e
provvisorio, delle assunzioni. I vincoli sempre più restrittivi
hanno imposto un approccio selettivo molto più rigoroso.
La Camera di commercio di Torino ha pertanto deciso di ripensare il "come
selezionare per assumere". Sono stati "re-ingegnerizzati"
- con approcci completamente diversi e innovativi - i processi di selezione
dall'esterno. Ciò che si deve sottolineare è che a Torino
è stato costruito un disegno complessivo, nel quale la selezione
della competenza è stata inserita in un più ampio modello
di gestione che ha previsto l'adozione di politiche, metodologie e strumenti
che, in maniera integrata e articolata, prevedono come "mappare"
le competenze organizzative (i profili professionali), come scegliere
le competenze (la selezione e la formazione dei selezionatori), come sviluppare
le competenze (la formazione), come premiare le persone che hanno accresciuto
le loro competenze (sistemi incentivanti e sviluppo retributivo) e come
gestire e mantenere le competenze
Nel campo
della selezione la Camera di commercio di Torino è intervenuta
su tre aspetti fra loro diversi ma collegati e considerati presupposti
indispensabili al cambiamento (figure 2 e 3):
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l'adozione dei presupposti normativi interni attraverso il cambiamento
del "regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi"); |
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l'aggiornamento
di profili professionali con la descrizione di specifiche competenze; |
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la
progettazione di un percorso di analisi e formazione rivolta a tutti
coloro che un domani avrebbero potuto partecipare, come "valutatori",
alle nuove selezioni per costruire insieme le logiche del nuovo modello
di selezione. |
Figure
2 e 3 (cliccare sulle immagini per ingrandirle)
Quanto è
scaturito dalla fase appena descritta è stato il nuovo modello
selettivo che si è basato su due principi fondamentali: la volontà
di non abbandonare la valutazione della "conoscenza" (prima
fase di selezione), perché ritenuta comunque indispensabile; la
necessità d'impostare in maniera diversa la "seconda fase"
che, sostituendosi alla classica "prova orale", abbandonasse
quasi completamente l'analisi della conoscenza per approfondire invece
la valutazione degli altri due fattori caratterizzanti la competenza ricercata:
le capacità e le attitudini.
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| La
metodologia dell'assessment center |
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Tutta
la parte selettiva riguardante le competenze è stata gestita adottando
la metodologia dell'assessment center, e cioè un insieme di prove,
individuali o di gruppo che - comunque rispettando i criteri di trasparenza
e oggettività - il candidato deve affrontare in un arco temporale
predefinito (di solito una o più giornate, in base al livello di
profondità di analisi che si vuole raggiungere) per dimostrare
di possedere (almeno in maniera embrionale e potenziale) un insieme di
caratteristiche legate al profilo professionale e che di volta in volta
sono state predefinite dai "team di selezione" ( le vecchie
"commissioni concorso").
L'assessment - metodologia oggi frequentemente usata nelle aziende private
- cercava di approfondire quelle che effettivamente erano le caratteristiche
professionali (presenti o potenziali) dei vari candidati.
L'assessment
center ha rappresentato quindi una garanzia di completezza delle informazioni
necessarie al team di selezione, che doveva individuare il "miglior
candidato possibile".
I team di valutazione sono stati composti sempre da esperti di selezione
e valutazione delle competenze, psicologi del lavoro, esperti nelle specifiche
materie d'esame. Il team è stato presieduto dal dirigente dell'area
dove sarebbe stato inserito il vincitore della selezione
Il nuovo modello di selezione apre poi scenari totalmente nuovi e stimolanti
sul fronte della gestione e dello sviluppo professionale, attraverso la
"mappatura le competenze" possedute da personale di alto potenziale
o che ricopre ruoli di particolare rilevanza nell'organizzazione (assessment
di valutazione e autovalutazione per dirigenti e posizioni organizzative,
finalizzati alla costruzione di percorsi di sviluppo e al completamento
delle competenze previste per il ruolo ricoperto).
Perché
adottare nuovi modelli selettivi nell'amministrazione pubblica? A questa
domanda si può rispondere con un'altra domanda: quale differente
mole di dati, d'informazioni sulle competenze "complessive"
può dare un assessment rispetto alla selezione della semplice "conoscenza"?
e soprattutto: quanto "costa" all'ente un'assunzione "sbagliata"?
il costo del lavoro di un dipendente di categoria C, che lavora per circa
25 anni a tempo indeterminato, supera il milione di euro
La risposta a queste domande è implicita, e può - oggi ancor
più di ieri - ampiamente motivare la scelta di un cambiamento verso
nuovi modelli selettivi.
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