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La mobilità nel pubblico impiego: una ricerca antropologica

Il 21 marzo scorso, in occasione di un convegno, sono stati presentati e discussi i risultati della ricerca antropologica sul tema della "Mobilità lavorativa nella P.A.", condotta da un’équipe di ricerca del Dipartimento di Studi glottoantropologici e Discipline musicali dell’Università di Roma Sapienza, nell’ambito del progetto "Sostegno e coordinamento ai processi di mobilità nelle pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno", promosso dal DFP e realizzato dal Formez.

Riportiamo di seguito gli interventi di Gianfranco D'Alessio, Direttore del Dipartimento di Istituzioni Pubbliche dell'Università degli Studi Roma Tre; e Maria Rosa Casuale, Responsabile Formez che ha seguito il progetto in tutte le sue fasi.

Gianfranco D'Alessio

"….Vorrei fare una brevissima riflessione sul riscontro di utilità di questa ricerca antropologica nel contesto più ampio di riferimento del progetto sulla mobilità.

Mi limiterò a due riflessioni.
La prima. Io sono un amministrativista, cioè mi occupo di quella disciplina che ha avuto una funzione dominante per quanto riguarda gli studi amministrativi e, all'interno, gli studi sul personale amministrativo. Ormai da molto tempo non è più così, soprattutto in tema di riflessione culturale e accademica; è ancora in parte così in alcune sedi concrete, per esempio in sede concorsuale. Ci troviamo, allora, di fronte ad una situazione schizofrenica: il diritto amministrativo è, ormai, solo una fra le tante discipline che, a diverso titolo, con diversi livelli di approfondimento e diversi approcci si occupano di pubblica amministrazione, dei lavoratori che in esse operano; e, però, in realtà molto spesso le conoscenze di carattere giuridico-amministrativo continuano ad essere considerate, se non in modo esclusivo sicuramente in modo rilevante, la discriminante fondamentale. Si può anche aver consapevolezza della parzialità di questo approccio, però si devono fare i conti con questa situazione concreta. C'è quindi molto lavoro da fare in questa direzione.

Devo dire che ormai con alcune delle altre scienze umane, usando questo termine in senso lato, il rapporto di chi ha un approccio giuridico con l'amministrazione è consolidato. Così nel caso di studiosi di storia, delle scienze sociali, scienze economiche, scienze politiche. Diverso il rapporto con l'antropologia che solo adesso sta diventando di aperta curiosità. Se, pertanto, un merito và annoverato a questa ricerca è quello di aver avviato un precedente, è il tentativo insito di instaurare una consuetudine in questo senso.

La seconda riflessione. Il tema della mobilità è uno dei temi dei quali si discute da alcuni anni in tutti i contesti e le occasioni in cui vengono fuori criticità e problemi in materia di lavoro pubblico; è un tema che è stato necessariamente e fortemente rilanciato da alcuni recentissimi eventi sia di carattere normativo, sia di carattere concertativo. Mi riferisco in particolare al fatto che il riferimento alla mobilità appare, pur se con qualche contraddittorietà, anche nell'ultima Finanziaria, mi riferisco alla Finanziaria per il 2007. Appare contraddittoriamente perché c'è stata l'eliminazione un po' strana di un fondo, anche se non particolarmente ricco, per l'agevolazione della mobilità che era stato costituito un anno prima. Ma appare strano soprattutto perché le norme della finanziaria riguardanti la pubblica amministrazione contengono l'idea di un complesso, difficile piano di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, oltre che di quelle nazionali anche di quelle locali e quelle del servizio sanitario nazionale. Un piano di riorganizzazione volto fondamentalmente ad una redistribuzione delle risorse umane, tra diversi livelli di attribuzione all'interno delle amministrazioni ma anche tra amministrazioni diverse. Quindi l'istituto della mobilità viene qui visto, potenzialmente, come un istituto funzionale e, nello stesso tempo, come una leva per una complessiva riorganizzazione e riordino strutturale di larga parte delle amministrazioni pubbliche.
Altro elemento che volevo ricordare: il Memorandum d'Intesa sulla innovazione organizzativa e sul lavoro pubblico che è stato firmato dal governo con le principali organizzazioni sindacali il 18 gennaio scorso contiene un richiamo molto esplicito al tema della mobilità. Si prefigura anche la possibilità di dar vita a meccanismi di incontro fra le amministrazioni e i dipendenti pubblici che vivono - in caso vivano - una situazione di disagio nelle amministrazioni o nelle strutture di appartenenza e che quindi vedono in senso positivo, e non come spesso avviene in termini di rischio, in termini negativi - la possibilità di muoversi all'interno dell'amministrazione o tra amministrazioni diverse".

Maria Rosa Casuale

"….Qualche riflessione di carattere generale sui risultati del progetto in cui si colloca la ricerca antropologica….
Nel delineare il progetto siamo partiti da alcuni presupposti: nel quadro generale di rinnovamento della PA la mobilità viene vista come una delle leve gestionali da valorizzare nell'ambito di una politica di gestione delle risorse umane rinnovata.
In questo senso il progetto ha previsto una serie di iniziative con l'obiettivo di innovare il principio della sostanziale inamovibilità dei dipendenti pubblici

Il primo impegno è stato quello di ricostruire il quadro normativo che si presenta complesso perché su di esso si riflettono le luci e le ombre di altri filoni normativi: mi riferisco alla contrattazione collettiva, alla modalità in cui la mobilità viene inserita nei contratti integrativi, agli ordinamenti professionali che sono diversi da comparto a comparto con tutti i problemi che si creano nella mobilità per l'equiparazione dei profili professionali e dei livelli economici.

Altra difficoltà è derivata dall'impossibilità di utilizzare dei dati empirici attendibili, soprattutto per quanto riguarda la mobilità volontaria: la conoscenza di questa fenomeno si è potuta ricavare dall'apporto della giurisprudenza.

Abbiamo dovuto, inoltre, tener conto che la posizione dei ministeri, delle agenzie fiscali, delle regioni e degli enti locali va tenuta distinta: la mobilità interna per un comune è diversa che per un'amministrazione centrale.

Ancora, questo quadro è destinato a cambiamenti abbastanza repentini: nel passaggio da una legge finanziaria ad un'altra, per esempio, in alcuni casi vengono previsti incentivi alla mobilità - finanziaria 2006 - che in altri casi vengono soppressi - finanziaria 2007.

La mobilità va inquadrata, inoltre, nel più generale processo di cambiamento del lavoro pubblico: i rapporti di lavoro e la loro regolazione risentono anche di questa diversificazione nell'organizzazione delle regioni ed enti locali.

Per ricostruire questo mosaico è stato assolutamente fondamentale il contributo delle diverse amministrazioni.

Ma in questo contesto ritengo soprattutto importante soffermarmi su alcune difficoltà incontrate a livello locale dalle amministrazioni nell'impostare e realizzare dei piani di intervento tali da consentire il ricorso alla mobilità.

La prima difficoltà è riconducibile, per alcune amministrazioni più che per altre - soprattutto quelle del mezzogiorno che sono le destinatarie principali di questi interventi - alla carenza di alcuni prerequisiti di base, per esempio la capacità di gestione dei nuovi assetti organizzativi delle amministrazioni: intendo far riferimento all'operatività dei meccanismi di controllo, la predisposizione di sistemi di valutazione dei dirigenti, il rafforzamento delle strutture di programmazione di fabbisogno di occupazione, quindi la capacità dell'amministrazione di definire dei piani occupazionali coerenti con i fabbisogni.

Va sottolineato anche che alcune Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, sono in ritardo nell'attuazione del decentramento amministrativo e quindi ci sono problemi di sovra o sotto-dimensionamento di personale in alcune di queste strutture, soprattutto di quelle chiamate a seguire processi di modernizzazione di servizi, processi, programmazione delle politiche di gestione delle risorse umane.

Nel corso della realizzazione del progetto si è manifestato il fabbisogno di assistenza non tanto in puntualmente sul tema della mobilità, quanto sull'acquisizione di risorse professionali qualificate, di competenze specialistiche, da reperire sia all'interno che all'esterno del sistema. Questa è una carenza abbastanza diffusa un po' in tutto il tessuto amministrativo meridionale - considerando le dovute eccezioni.

In definitiva da questa esperienza cosa si può trarre: che comunque c'è una certa apertura alla mobilità, c'è una sensibilità verso l'utilizzo di questo strumento, ma in particolare a forme di mobilità che diano impulso vero al mercato interno del lavoro valorizzando, ad esempio, le risorse più capaci da impiegare in quei settori e in quegli uffici più direttamente impegnati nei processi di modernizzazione dell'azione amministrativa. Quindi c'è questa diffusa consapevolezza, c'è questo fabbisogno che stenta, però, a tradursi in una logica operativa, in un reale comportamento.
Su questo bisogna ancora lavorare".