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rosati
Camera
di Commercio di Viterbo: miglioramento continuo e pianificato
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parliamo
con
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Franco
Rosati
Segretario
Generale della Camera di Commercio di Viterbo
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Cosa
ha significato questo piano di riorganizzazione in termini di rapporto
con il territorio e con le imprese che operano sul territorio?
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Come Camera
di Commercio abbiamo percepito due evidenze: una, quella di conoscerci
meglio e meglio tarare le nostre attività sulla base delle risorse
di cui disponiamo; l'altra, di poter meglio recepire dal territorio i
bisogni e la valutazione che questo territorio dà delle nostre
attività e, naturalmente, raccordare il tutto. Da qui l'avvio di
un'attività che, oltre a consentirci una programmazione meglio
tarata su risorse ed obiettivi, ci consente una rendicontazione e una
verifica in fieri della correttezza degli andamenti e dell'efficacia delle
nostre azioni. Dal punto di vista organizzativo la costituzione di un
ufficio ad hoc preposto alla Pianificazione Programmazione Controllo e
la contemporanea definizione di un ufficio di staff che abbiamo individuato
come marketing territoriale e cabina di regia, ci hanno consentito di
mettere in campo specifiche professionalità funzionali ai bisogni
intercettati sul territorio. Nel mettere in moto il meccanismo ci è
stato di grande supporto un nuovo regolamento di contabilità che,
in qualche modo, ci ha "tarato" intorno al tema del controllo
di gestione anche negli adempimenti obbligatori dell'Ente. Questo modo
diverso di ragionare e operare - la visione burocratica ha lasciato il
posto ad una gestione di tipo manageriale orientata, cioè, a conseguire
i risultati previsti dai rispettivi programmi, articolati in progetti
strategici e operativi chiaramente definiti - da un lato ha condotto l'Ente
ad una costante autoanalisi e, dall'altro, ha avvicinato l'Ente più
di prima al mondo delle imprese. Sul fronte della pianificazione, ma anche
su quello della rendicontazione, attraverso strumenti quali il Bilancio
sociale, viene instaurato un dialogo costante con i propri interlocutori
che consente di acquisire input consapevoli dall'esterno funzionali alla
messa in atto di azioni e interventi di miglioramento condivisibili.
Questo nella logica di ritenere stakeholders non soltanto gli utenti esterni
ma anche il personale camerale.
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Quali
sono le esigenze manifestate dal territorio di cui si è tenuto
maggiormente conto nel pensare a questo progetto di riorganizzazione?
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Il processo
di riorganizzazione, avviato nel 2005, che ha riguardato, in particolare,
la sistematizzazione delle attività di previsione, programmazione
e controllo gestionale e strategico, da un lato, la strutturazione delle
funzioni e delle attività di marketing territoriale, dall'altro,
con l'istituzione di specifici uffici di staff, è stato mosso da
esigenze esterne ed interne: agevolare l'accesso alla Camera di commercio,
rendere più immediata e qualificata la conoscenza dei servizi camerali
e la relativa fruizione, porre in atto momenti organizzativi e strumenti
idonei a coinvolgere gli stakeholder di riferimento, in particolare il
sistema delle associazioni di categoria cui l'Ente camerale pone particolare
attenzione in attuazione del principio di sussidiarietà. Un tema
fondamentale, a proposito della partecipazione di tutti i nostri portatori
di interesse, è quello, nell'ambito di una logica di marketing
territoriale, di un marchio collettivo territoriale di un paniere di prodotti
che poi ha messo in moto una serie di azioni - produzione, comunicazione,
commercializzazione.
Come Camera
di Commercio abbiamo un vantaggio: i nostri amministratori sono espressione
delle categorie economiche. In qualche modo questa esigenza di meglio
raccordare l'attività della Camera di Commercio alle esigenze manifestate
in camera di consiglio è probabilmente più facile che per
altre amministrazioni. Gli strumenti di questo nuovo processo organizzativo
sono stati recepiti perché alcuni sono anche imprenditori, quindi
hanno una corretta percezione di quella deve essere l'attività
di governo e di processo rispetto ad un servizio o alla produzione di
un bene.
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Il
processo ha portato dei significativi cambiamenti già verificabili
nella qualità dei servizi erogati? Le imprese hanno percepito questi
cambiamenti?
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Per
verificare i risultati di un'azione di questo genere, abbiamo dovuto necessariamente
mettere in moto un meccanismo di controllo di gestione, di individuazione
di obiettivi di periodo. I cambiamenti rilevati riguardano sicuramente
l'organizzazione interna, con un miglioramento considerevole nell'uso
delle tecnologie e del flusso di informazioni tra i diversi uffici, rilevabili
attraverso indicatori quali la riduzione dei tempi nell'evasione dei procedimenti,
la massimizzazione dei risultati, la realizzazione di progetti intersettoriali
tra i diversi uffici.
Ma i segnali forti vengono anche dall'esterno: abbiamo una maggiore capacità
di coinvolgere imprese, attori locali e il sistema delle associazioni.
Gli indicatori sono tanti. È aumentato il numero delle imprese
che partecipano a manifestazioni fieristiche (dopo anni di stasi, quest'anno
l'incremento è stato del 40%); 50 comuni su 60 presenti nel contesto
provinciale sono stati coinvolti nell'utilizzo della Posta Elettronica
Certificata - per noi anche gli enti locali sono interlocutori importanti;
46 comuni su 60 hanno accettato di porre una targa all'inizio del proprio
territorio con l'indicazione "comune della Tuscia Viterbese"
come richiamo all'identificazione nel marchio collettivo. In generale
è aumentato il numero di imprese che aderiscono al "Marchio
Tuscia Viterbese", di imprese che registrano il proprio marchio anche
rispetto ai Paesi della Comunità Europea (è un passo ulteriore
verso quel processo di internazionalizzazione per cui stiamo lavorando
con molta convinzione), il numero di conciliazioni gestite, il numero
di marchi depositati, il numero di accessi ai siti camerali; realizziamo,
oggi, molti più progetti in sinergia con le associazioni di categoria
attraverso la sottoscrizione di specifici protocolli di intesa. La percezione
dei cambiamenti da parte delle imprese è stata anche confermata
da una indagine di customer svolta nel 2006 i cui risultati, nel complesso,
sono stati molto positivi in ordine alla qualità dei servizi erogati,
alla frequenza dei contatti, alla infrastruttura e logistica.
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Il
nuovo modello organizzativo consente, in qualche modo, una maggiore fluidità
del rapporto tra organo politico e struttura amministrativo, anche nel
senso di una maggiore sinergia e corrispondenza di obiettivi?
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Sicuramente
il nuovo modello organizzativo contribuisce ad una maggiore fluidità
del rapporto tra organo politico e struttura amministrativa accentuando
il senso di appartenenza degli uni e degli altri. Il processo di programmazione,
infatti, si sviluppa con il coinvolgimento pieno della struttura camerale
che analizza il contesto socio-economico (attraverso strumenti quali il
POLOS,rapporto provinciale sull'economia, sempre più orientato
all'acquisizione di dati ed informazioni utili alla programmazione) istituzionale
e organizzativo in cui opera l'Ente e formula proposte all'organo politico.
Questo definisce le strategie ed i programmi di lungo e breve periodo
affidando la gestione operativa al Segretario Generale che a sua volta
assegna gli obiettivi ai dirigenti che si traducono in obiettivi a tutto
il personale correlandone il conseguimento al sistema incentivante. Tale
sistema crea una piena corrispondenza di obiettivi tra organo politico
e struttura incentivando il dialogo tra i vari uffici e consentendo la
gestione di progetti trasversali che mirano alla massimizzazione dei risultati.
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Quali
sono le criticità maggiori incontrate nella realizzazione del piano?
Quali e dove le maggiori resistenze?
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Il problema
era proprio in questa logica di settore che non lasciava posto ad una
visione organica e unitaria della mission dell'Ente: ognuno era portatore
di interessi del proprio settore e, quindi, non era facile far acquisire
questa logica dell'operare insieme, su un unico fronte con un unico obiettivo.
In qualche modo abbiamo lavorato per fare acquisire a ciascuno il senso
del lavoro complessivo della Camera: per raccontarla con un aneddoto,
i nostri dipendenti dell'ufficio metrico portano sempre con sé,
nelle attività di rilevazione e di incontro con l'impresa, materiale
informativo sulla Camera di Commercio, di cui diventano i maggiori promoter.
Siamo tutti coinvolti in tutto. In questo ci ha aiutato la Intranet; ci
ha aiutato la partecipazione al comitato di redazione della rivista della
Camera e, non ultimo, il bilancio sociale. All'inizio è stata dura:
è stato difficile, per esempio, far comprendere a tutto il personale
la reale funzione e l'utilità, in termini di efficienza e di organizzazione
del lavoro, di un ufficio di pianificazione e controllo di gestione.
È stato arduo coinvolgere l'organo politico nelle nuove logiche
di pianificazione, monitoraggio periodico e verifica dei risultati; in
questo senso il Presidente della Camera di Commercio, recependo immediatamente
la rilevanza strategica del piano di riorganizzazione in termini di rapporto
con il territorio e con le imprese, ha svolto un'importante funzione di
connessione tra struttura camerale e indirizzo politico.
Non ultimo, ritengo che il successo di un processo di questo tipo sia
legato alla capacità di assegnare al ruolo di pianificazione, programmazione
e controllo la professionalità adeguata, sia in termini di attitudini,
sia in termini di professionalità ed esperienza; particolare attenzione
deve essere, quindi, posta nella scelta della figura professionale, affiancandola,
se necessario, da un adeguato percorso formativo.
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| Approfondimenti
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Processo
di riorganizzazione nella CCIAA di Viterbo: la
scheda progetto
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