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peg
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Strategia,
gestione e controllo nelle organizzazioni
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Premessa
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Le PA sono
da tempo costrette a confrontarsi con la necessità di una visione
più trasparente dell'azione amministrativa, che le chiama a tradurre
in obiettivi misurabili le linee di indirizzo strategiche dettate dalla
politica. In questo percorso una ruolo chiave è rappresentato dal
PEG, il Piano Esecutivo di Gestione, uno strumento in grado di fare da
anello di congiunzione tra le "promesse elettorali" e la gestione
amministrativa dell'ente. Ovviamente a patto che non diventi un puro atto
formale, ma che, al contrario, assuma un ruolo centrale non solo per la
dirigenza, ma anche e soprattutto per la politica.
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Dodici
anni di PEG
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Introdotto
quasi dodici anni fa dal decreto legislativo 77 del 1995 il PEG è
lo strumento che ha dato attuazione al principio di separazione tra le
funzioni di direzione e controllo da un lato, e le competenze gestionali
dall'alto, facendo da spartiacque tra vecchia e nuova amministrazione.
Ancora oggi il grado di penetrazione della cultura mangeriale in una Pubblica
Amministrazione può essere, in qualche modo, valutato andando a
leggere il PEG e le modalità con cui è stato redatto, controllando
se gli obiettivi sono descritti indicando parametri concreti di misurabilità,
se sono individuate le risorse e i tempi di sviluppo delle singole attività,
se vengono indicate le responsabilità precise per ogni centro di
costo e così via.
Tuttavia la natura stessa del Piano Esecutivo di Gestione troppo spesso
lo rende un documento prettamente tecnico, scritto con un linguaggio burocratico
di difficile comprensione, articolato in una miriade di punti, obiettivi
e schede disaggregate che lo rendono praticamente illeggibile. Il punto,
però, è che se il PEG deve essere lo strumento attraverso
il quale l'amministrazione si pone obiettivi, li persegue e li verifica,
è evidente che la sfera politica non può esserne totalmente
estranea, relegata al solo atto di approvazione, che la maggior parte
delle volte è rappresentato semplicemente da una firma. Per dirla
con le parole usate da Michele Bertola Direttore Generale del Comune di
Cesena durante lo scorso FORUM P.A. 2006: "Dobbiamo superare l'idea
che la separazione tra ruolo di indirizzo e controllo e ruolo gestionale,
voglia dire contrapporre la politica alla dirigenza. Il programma strategico
è uno soltanto, ed è deciso dalla politica e sta alla dirigenza
attuarlo nel modo migliore possibile godendo di una effettiva autonomia."
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Dalla
politica alla gestione
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Il meccanismo
democratico permette ad ogni cittadino di delegare un proprio rappresentante
affinché gestisca, a suo nome, la cosa pubblica. Questo rappresentante
per guadagnare la fiducia degli elettori individua un programma attraverso
il quale governare e migliorare la vita dei cittadini. Al momento in cui
il politico viene eletto, però, il suo programma elettorale, per
essere realizzato, deve tradursi in una serie di azioni concrete affidate
alla dirigenza che, a sua volta, attraverso gli strumenti di gestione
di cui dispone (tra cui il PEG), deve attuarle, verificarle e riportare
tutto nuovamente al livello politico. Per mandato, infatti, il politico
è chiamato a rendere conto ai cittadini di quanto è riuscito
a fare.
In un sistema perfettamente "oliato" e funzionante il bilancio
sociale rappresenta la chiusura di un cerchio che, partendo dai cittadini,
ritorna ad essi offrendogli la possibilità di verificare quali
promesse elettorali sono state mantenute e quali no. Tuttavia raramente
le cose vanno effettivamente così e la separazione tra politica
e amministrazione, e tra i diversi linguaggi e registri, crea spesso numerosi
intoppi.
Il PEG del Comune di Cesena
Come già
detto l'approvazione del PEG non è un argomento che in sé
fa notizia, tuttavia ci sono almeno un paio di elementi che rendono interessante
il percorso attuato dall'amministrazione Comunale di Cesena per lo sviluppo
e le pubblicazione del PEG 2007. Innanzitutto i tempi. Grazie ad un percorso
che dura da un quinquennio l'amministrazione è riuscita ad attuare
un sistema di programmazione tale da portare la Giunta all'approvazione
degli obiettivi entro le prime due settimane di gennaio. In secondo luogo
il sistema di programmazione annuale è completamente collegato
e coerente al sistema di pianificazione strategica. Ogni obiettivo è,
infatti, un passo verso la vision espressa dal piano di mandato.
Partito da un PEG disomogeneo contenente oltre 270 obiettivi molti dei
quali non misurabili, poco significativi oppure ripetuti più volte
per i vari settori, il Servizio Organizzazione e Controllo del Comune
di Cesena è riuscito ad arrivare ad un documento snello e leggibile
articolato su 80 obiettivi strategici (ai quali si sommano le attività
struttura) rappresentati mediante:
- Un codice
di due cifre: la prima delle quali indica il centro di costo e la seconda
il numero dell'obiettivo;
- La denominazione;
- Una descrizione;
- La tempistica
(suddivisa, ove necessario per singola attività)
Tutte le
altre informazioni analitiche di dettaglio sono, invece, definite nel
Piano degli Obiettivi (PdO) approvato dal Direttore Generale il 6 febbraio
scorso, che rappresenta la traduzione gestionale degli obiettivi del PEG.
Grazie all'adozione di un programma informatico i responsabili di ciascun
settore hanno la possibilità di aggiornare periodicamente il le
schede e gli Assessori (così come i cittadini dato che il sistema
è visibile on line) possono effettuare con facilità un controllo
sull'andamento dell'attività dei vari settori. Anche i report,
in questa maniera, diventano più snelli, leggibili e centrati sulle
specifiche competenze. È in questo senso, dunque, che il Piano
Esecutivo di Gestione rappresenta uno strumento di maggiore trasparenza,
perché consente un controllo sulla realizzazione delle promesse
elettorali.
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Una
proposta di lavoro integrato
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Per poter
riuscire a produrre un documento come quello appena descritto che fosse
veramente utile ed utilizzato il primo problema che l'Amministrazione
Comunale di Cesena si è posta è stato quello dell'unitarietà
del progetto politico. La dirigenza ha cominciato leggendo il Programma
elettorale del Sindaco e cercando di tradurlo, con l'ausilio della Giunta,
in obiettivi misurabili. "Per ogni punto del programma - ha spiegato
recentemente Bertola - ci siamo chiesti a quale obiettivo dell'ente poteva
corrispondere, quali costi aveva la sua realizzazione, quanto tempo occorreva
per raggiungerlo, se erano necessari investimenti e quale sarebbe stato
l'effetto nel tempo. In questo modo la macchina organizzativa si è
posta in maniera positiva nei confronti del Programma. Non più
in termini del tipo: questo è possibile e questo no! La dirigenza
si è dovuta porre il problema di come realizzare quel determinato
Programma". Ecco dunque la creazione di un linguaggio e di una visione
comune che vede insieme politica e dirigenza unite per il raggiungimento
di un progetto strategico che non è la sola sommatoria delle diverse
competenze assessorili.
Ovviamente però questo percorso ha richiesto anche un maggiore
sforzo strategico. La politica infatti si è dovuta confrontare
con la necessità di leggere in maniera strategica la situazione
della comunità amministrata, distribuendo le deleghe agli assessori
non in base ai settori amministrativi, bensì sugli obiettivi politici.
A fare da collante a tutto il nuovo metodo c'è stata, poi, la tecnologia
che ha velocizzato enormemente tutti i passaggi consentendo controlli
mirati e filtrati a seconda delle singole competenze o necessità
del momento.
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