A cosa serve la partita iva comunitaria

Oggi la partita iva comunitaria ha assunto un’importanza primaria. Si spiega facilmente il motivo: in un momento come questo di grave crisi economica, l’internazionalizzazione è ormai diventata elemento strategico per le imprese e i professionisti italiani. In altre parole, visto che il mercato e l’economia italiani sono praticamente in stand-by, si preferisce realizzare degli scambi economici con l’estero, che consentano alle imprese nazionali di sopravvivere. Proprio per poter internazionalizzare, un’impresa o anche un libero professionista hanno bisogno delle partite iva comunitarie, in modo tale da poter realizzare degli scambi efficaci con l’estero e in particolar modo con l’Unione Europea.

Il Patto di Stabilità con l’Europa ha aggiunto delle modifiche alla legislazione comunitaria vigente in materia di scambi commerciali tra paesi europei. Quindi, per gli operatori che volessero commercializzare con l’estero, è bene sapere bene come muoversi e quali sono le regole attuali prescritte dalla normativa vigente.

Si comincia col dire che chiunque, professionista o azienda, voglia realizzare uno scambio commerciale con un altro paese europeo, in possesso di una partita iva, deve estendere la propria p.i. a quella comunitaria. Questo obbligo è stato introdotto proprio dall’Unione Europea per evitare i pericoli derivanti da un commercio sregolato e senza controlli. Dunque, chiunque voglia fare il grande passo chiamato internazionalizzazione deve per legge comunicare formalmente la volontà di fare scambi commerciali con l’estero e aprire una partita iva comunitaria. Per chi sia già in possesso di una partita iva, quello che cambia è che si viene iscritti nel cosiddetto Vies, cioè quell’archivio in cui vengono rubricati i professionisti e le imprese in diritto di operare all’estero e con l’estero.

Chiaramente ci sono delle prescrizioni differenti a seconda che si tratti di un libero professionista, di una ditta, di un’impresa individuale. Ci sono iscrizioni diverse nel Vies e si devono compilare moduli e domande differenti. Sarà meglio informarsi nel dettaglio prima di avventurarsi nella fumosa burocrazia italiana.

Nel caso invece si tratti di professionisti o imprese già in possesso di una partita iva che deve “trasformarsi” in comunitaria, c’è come punto di riferimento l’agenzia delle Entrate, a cui ci si può rivolgere seguendo un iter sicuramente più semplice e immediato. Una volta che si viene iscritti nell’archivio preposto, ci si espone a eventuali controlli da parte dell’agenzia delle Entrate.

Dal Vies si può anche essere esclusi, nel caso in cui per un anno consecutivo non si relazioni in merito alle proprie operazioni di scambio con l’estero. L’esclusione avviene in maniera automatica, perché si ritiene che qualora non si siano effettuati scambi per dodici mesi in modo consecutivo, non si abbia più l’interesse a commercializzare con l’estero.  

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