Il lavoro infantile: un dramma del XXI secolo

 

Di solito affrontiamo il tema del lavoro in base a norme, CCNL, NoiPa, diritti e doveri delle parti. In questa pagina invece vogliamo trattare un tema sociale e serio, quale il lavoro infantile. Con il termine ci si riferisce ai bambini, tra i 5 e i 15 anni, impiegati come forza lavoro.

 

Tale fenomeno si verifica in particolare in alcune zone del mondo quali: Asia (soprattutto in Cina), Africa, America Latina (in particolare in Brasile e in Colombia). In linea generale, lo sfruttamento di lavoro infantile si sviluppa soprattutto nei paesi in via di sviluppo o negli Stati in cui il divario sociale è molto elevato e la classe povera ha veramente un reddito che non gli consente la sopravvivenza.

 

Va pur detto che senza uscire troppo dai nostri confini, nelle zone in Italia in cui è alto il tasso di emarginazione e di distanza dalle istituzioni, possiamo trovare ancora casi di lavoro infantile, applicato specialmente in zone rurali dove lo stato è poco presente, e la scuola non fa il suo dovere o magari non riesce ad arrivare in tutte le realtà del territorio.

 

Il numero di lavoratori bambini

 

Diverse fonti affermano che negli ultimi 20-30 anni, il numero di lavoratori bambini si è raddoppiato o addirittura triplicato. Oggi nel mondo ci sono circa 120 milioni di bambini che invece di giocare o andare a scuola, lavorano fino a 18 ore al giorno.

 

Si divide in due “settori”: la produzione e la città. Nella prima categoria si fa riferimento ai campi dell’agricoltura e della pesca e della manodopera industriale. Sono centinaia di migliaia i bimbi che lavorano in miniere, laboratori tessili, fabbriche di tappeti e addirittura di giocattoli. Non possiamo dimenticare poi, come in alcuni paesi (soprattutto dell’Est) il lavoro infantile coincida con la prostituzione minorile.

 

Non siamo educatori o psicologi, ma il buon senso comune ci suggerisce quali siano i danni e le conseguenze del lavoro infantile sui minori. Non si tratta solo di conseguenze fisiche, ma anche di ripercussioni psicologiche e sociali, a volte ben più gravi.

 

Cosa si può fare contro il lavoro infantile?

 

Nel tempo si sono susseguite diverse iniziative per evitare lo sfruttamento di minori. In primis, tutti dovremmo acquistare solo prodotti di brand che garantiscano che un determinato prodotto non sia stato fabbricato utilizzando manodopera infantile.

Vi sono poi diverse associazioni e ONLUS che si occupano di tutelare il lavoro infantile. Ne indichiamo solo alcune:

 

Unicef In 156 Paesi di Asia, Africa, America Latina, Europa orientale e Oceania, l'UNICEF è attivo con programmi di sviluppo umano e sostenibile a lungo termine, realizzati grazie a una rete di uffici permanenti sul campo.

Segnaliamo il “portale dell’infanzia e dell’adolescenza” curato dal Ministero delle Politiche Sociali, www.minori.it Il sito offre tantissime informazioni relative ai minori, ivi comprese quelle relative al lavoro minorile su territorio nazionale.

Mani Tese Associazione impegnata nel Nord e nel Sud del mondo per costruire nel quotidiano la giustizia sociale ed economica. Da 45 anni realizza progetti di cooperazione internazionale e sperimenta stili di vita basati sulla sostenibilità. Sul sito è anche possibile visualizzare l’età minima fissata dalla legge nei diversi paesi del mondo.

Fonte di Speranza Onlus promuove un progetto relativo allo Stop del lavoro infantile, oltre ad operare in diversi modi per la tutela e la sicurezza dei bambini in varie zone del mondo.

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