Sul blog dell’Avv Davide Cornalba per il decreto ingiuntivo

Se vi trovate nella spiacevole situazione di dover esigere denaro da un vostro debitore che non vuole adempiere ai suoi doveri, lo strumento che potete utilizzare è il decreto ingiuntivo. Ma prima di capire come fare un decreto ingiuntivo, andiamo a spiegare di cosa si tratta esattamente e, per farlo, ci ispiriamo a questo bellissimo contenuto offerto dal blog dell’Avv Davide Cornalba, avvocato di Lodi. Come già accennato, si tratta di un provvedimento del quale si avvale il giudice competente, per ingiungere ad un debitore l’obbligo di pagare una certa somma – o anche consegnare cose, ecc. – entro un termine ineluttabile di quaranta giorni dal momento in cui gli è stato notificato il decreto ingiuntivo. Se il debitore non dovesse svolgere tale adempimento entro il termine dei quaranta giorni, sarà soggetto ad una procedura di esecuzione forzata del denaro o beni oggetto del decreto ingiuntivo. Chi fa richiesta al giudice del decreto ingiuntivo, deve chiaramente fondare tale istanza su prove scritte chiare e inequivocabili.

Avvocato Davide Cornalba: qual è lo scopo del procedimento per decreto ingiuntivo?

Si tratta, come intuibile, di uno strumento che offre al creditore una immediata tutela, permettendogli di ottenere un titolo per poter agire nei confronti del debitore in modo esecutivo. Questo, consente anche al creditore di evitare i tempi più lunghi del giudizio ordinario. Che succede se il decreto ingiuntivo parte in assenza di contraddittorio fra le parti in causa? In questo caso, il decreto ingiuntivo viene inteso come provvedimento a carattere esclusivamente documentale, esito conclusivo di una fase del procedimento denominata ‘minatoria’. Questa fase prevede la conseguente apertura di un procedimento ordinario di primo grado, ma solo se il debitore si è opposto di sua iniziativa. In quale caso quindi, si può ricorrere al decreto ingiuntivo? Per avere la certezza di possedere i requisiti per ottenere il decreto ingiuntivo, bisogna fare riferimento all’art. 633 c.p.c. (condizioni di ammissibilità), all’interno del quale sono esposti tutti gli elementi che possono far avviare, da parte del creditore, tale strumento di tutela. Una volta fatta la richiesta, sarà il giudice competente che, a fronte di domanda da parte del creditore, può avviare la pronuncia di ingiunzione di pagamento o consegna. Ma solo se vengono soddisfatti questi requisiti:
– prova scritta del diritto al pagamento o consegna

– credito per onorari di prestazioni giudiziali o stragiudiziali (compreso rimborso spese per avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari, procuratori, ecc.)

– credito riguardante onorari e diritti ai rimborsi che spettano ai notai o altri liberi professionisti cui è riconosciuta una tariffa approvata a livello legale.

Continuiamo a leggere sul blog dell’Avvocato Davide Cornalba: a proposito degli accordi dei coniugi e patti prematrimoniali in Italia.

In questo articolo l’Avv. Davide Cornalba spiega in cosa consiste un patto prematrimoniale sottoscritto da due sposi e andremo a spiegarvi in breve la situazione dell’Italia riguardo questo tipo di accordi.

Cos’è un patto prematrimoniale?

Un patto prematrimoniale chiamato anche accordo prematrimoniale è un patto tra due persone che stanno per sposarsi che va a regolamentare non solo la divisione del possesso dei beni e delle proprietà all’interno dell’unione ma anche come i beni in loro possesso dovranno essere divisi in caso i due scegliessero di divorziare. Questo tipo di patto viene stretto e sottoscritto sotto forma di contratto che va firmato da entrambi gli sposi ed è un aspetto da prendere in considerazione e da non sottovalutare, quando si prende una decisione importante come il matrimonio.

Questi patti prematrimoniali sono molto diffusi nei paesi anglosassoni dove ormai sono consolidati sia a livello legale che culturale. Se gli sposi non sottoscrivono un patto prematrimoniale generalmente verranno sottoposti al regime della comunione dei beni, andando a condividere il possesso di tutte le proprietà e beni materiali.

Benché possa apparire freddo e privo di sentimenti mettere sotto contratto l’amore che due sposi provano avvengono riguardo i beni l’uno per l’altro, questo genere di accordo serve a evitare la gran parte dei litigi e delle problematiche da affrontare se il matrimonio dovesse non andare a buon fine.

La situazione riguardo i patti prematrimoniali in Italia.

Gli accordi prematrimoniali sono stati da sempre un argomento molto complicato in Italia. Per quello che riguarda il nostro paese, in generale la giurisprudenza tende a negare ogni genere di accordo che possa violare in qualche modo le norme dell’articolo 161 del Codice civile, ovvero non si possono pattuire delle condizioni volte a mediare se un eventuale divorzio dovesse colpire l’unione matrimoniale, qualunque sia la sua causa.

Tuttavia, è invece attualmente permesso a due sposi di stipulare un accordo convenzionale secondo l’articolo 162 del Codice civile grazie al quale ci si può accordare, prima del matrimonio, su cosa fare dei propri beni una volta sposati, se scegliere di mantenerli separati o unirli con il regime di comunione dei beni.

Una delle proposte più recenti è la proposta di legge n. 244 che include il progetto di aggiungere l’articolo 162 bis oltre all’attuale 162 del Codice civile. Con questa aggiunta si renderebbe concreta la possibilità di sottoscrivere degli accordi prematrimoniali in vista di un eventuale divorzio.

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